Dai reperti archeologici sequestrati ai ladri di tombe, alle opere falsificate in vendita su internet. Nel 2016, in Puglia e Basilicata, i carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Bari hanno salvato dal mercato nero dell’arte – e restituito a diocesi, collezionisti privati e musei – centinaia di beni storici: 622 tra opere d’antiquariato e libri, 2757 falsi sequestrati (21 nel settore contemporaneo), con 23 denunce per reati ai danni del paesaggio. Il sequestro record riguarda un prezioso dipinto a olio su legno (del 1400) di San Leonardo valutato 80 mila euro e  rubato nella chiesa di San Luca di Armento (Potenza) nel gennaio 1972. Oltre a pergamene, maioliche medievali rarissime dal valore complessivo di 500 mila euro.

“E’ importante denunciare i furti subiti, anche a distanza di decenni in modo da permettere il recupero del bene in vendita su siti di e-commerce o case d’asta online” ha spiegato Michelange Stefàno, capitano dei carabinieri dell’arte. Le immagini sono catalogate in una banca dati digitale, i cittadini attraverso l’app “ITPC” possono effettuare segnalazioni direttamente con lo smartphone.

Le indagini sugli scavi clandestini in aree archeologiche hanno portato anche all’arresto nel febbraio scorso di due “tombaroli”: sorpresi in flagranza di reato, armati di metal detector e “spillone” eseguivano scavi non autorizzati dopo aver sondato il terreno e individuato una bara. Il business nero dei beni culturali interessa anche falsi e beni contraffatti, attribuiti con l’inganno ad artisti contemporanei come Caffè, Schifano e Pistoletto.

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