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Bari, gli investigatori alla ricerca di altri minorenni finiti nella trappola “Blue Whale”. Il procuratore: “C’è rischio emulazione, serve parlarne”

Pubblicato da: Vincenzo Damiani | Sab, 3 Giugno 2017 - 14:30

Il primo caso di “Blue Whale” a Bari è stato sventato dai carabinieri, ma quanti ragazzini sono finiti già nella trappola di chi, via web, li incita a suicidarsi dopo averli indotti a superare 50 prove diverse? E’ quanto stanno cercando di capire gli investigatori, polizia postale e carabinieri sono a lavoro per individuare altri possibili episodi.

Ieri un ragazzino di 17 anni è stato salvato dai militari, si era steso sui binari e attendeva il passaggio del treno. Sul suo corpo sono state individuate ferite auto inflitte, tagli, proprio come impone il terribile “gioco” nato in Russia ma che si sta diffondendo in tutto il mondo, anche in Italia. I carabinieri si sono fatti consegnare dai genitori del minorenne pc, telefoni e tutto quanto possa servire a ricostruire quanto accaduto negli ultimi 50 giorni: chi lo ha contattato, come e se altri ragazzini sono finiti nella trappola-

“Il rischio di emulazione c’è e per questo è necessario che si faccia informazione adeguata su questo fenomeno”, ha detto all’Ansa ieri il procuratore capo del Tribunale per i Minorenni di Bari, Ferruccio De Salvatore, spiega il ruolo della stampa nel contrasto ai casi di Blue Whale che starebbero captando l’attenzione di molti ragazzi in tutto il Paese. “È necessario capire in che termini il fenomeno si sta diffondendo – ha detto De Salvatore – se si tratta cioè di condotte di tipo imitativo, dovute a curiosità, oppure riportabili a vere e proprie associazioni che operano in internet. Ci si coordinerà con la Procura ordinaria – ha continuato – ma, trattandosi di un problema che ha carattere nazionale, vedremo nelle altre città quanti casi si sono verificati e con quali modalità e cercheremo di valutare. Il fenomeno si combatte se lo si comprende e se c’è informazione adeguata. In questo percorso per tentare di capire di cosa si tratta e cosa fare – ha concluso il procuratore minorile – tutti hanno un ruolo: genitori, agenzie educative e organi di stampa. Con equilibrio e senza enfatizzare, serve che si faccia corretta informazione”.

 

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