35mm è il disco dell’esordio del compositore e direttore d’orchestra Vito Lo Re: si tratta di 23 tracce che traggono ispirazione da film come Brave Heart, Il Signore degli anelli o Notte prima degli esami. Tutti i brani sono stati composti, arrangiati e orchestrati dal Maestro, e per dirla con le sue parole: “35mm è il mio omaggio al cinema, la mia dichiarazione d’amore per la settima arte.” Non si può poi non rimanere colpiti dalla varietà della carriera di Vito Lo Re: la sua biografia parla di attività nell’ambito della musica sinfonica, sacra e contemporanea; il direttore d’orchestra è anche insegnante e direttore artistico, oltre che compositore, e può vantare collaborazioni con grandi nomi del pop e del rock.

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I brani di questo disco nascono dalla suggestione che alcuni film hanno saputo creare in Vito Lo Re

Le suggestioni sono tante, ovviamente. Nella maggior parte dei casi è la storia che ti colpisce per la sua originalità; altre volte la storia è normale ma è la narrazione che ne fa il regista a essere straordinaria. In musica è lo stesso: a volte a ispirarti un tema musicale è uno stimolo visuale (un quadro, una foto, un panorama) o una storia che hai sentito raccontare o che hai visto sullo schermo. Altre volte il percorso è inverso: nasce la musica e solo quando è fatta e finita ti dà determinate sensazioni che, a volte, sono riconducibili a un film che hai visto e amato.

Che genere di film piace a Vito Lo Re? Qual è stato l’ultimo film che lo ha colpito particolarmente?

Non ho un genere preferito perché dico del cinema ciò che dico della musica: mi piace ciò che mi trasmette un’emozione. Ciò premesso, i thriller e i polizieschi hanno sicuramente un posto speciale nella mia collezione di film. Recentemente ho trovato molto ben fatto Nocturnal animals.

Quali sono le difficoltà trasportare qualcosa di così moderno come il cinema con una resa classica?

Non definirei la mia musica “classica” perché è una definizione che potrebbe essere fuorviante. È musica orchestrale ma basta ascoltarla pochi secondi per capire che l’approccio e soprattutto il linguaggio è assolutamente “moderno”.

Tradurre un linguaggio in un altro è relativamente semplice; ciò che è difficile è trasmettere le sensazioni. Nelle traduzioni accade lo stesso: quante traduzioni comunicato il significato delle parole ma ne perdono completamene lo spirito?

C’è una dimensione che Vito Lo Re predilige o piuttosto la sua è una natura eclettica?

Come dicevo prima, divido la musica in due categorie solamente: quella che mi comunica qualcosa e quella che non mi comunica niente. A volte un semplice canzone può trasmetterti più sensazioni di una complessissima sinfonia. La “qualità”, il valore intrinseco della musica è qualcosa che interessa solo ai critici musicali (che fanno, come è giusto, il loro lavoro) ma all’ascoltatore – anche a me, quindi – interessa che la musica lo faccia emozionare; se ci riesce, ha centrato il bersaglio; se non ci riesce, ha fallito.

È per questo che mi trovo a mio agio a lavorare e ad ascoltare tanti generi di musica: classica, pop, lirica, metal, i bravi cantautori e, ovviamente, le colonne sonore; ne ho centinaia, nella mia discografia.

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Come sarebbe la colonna sonora della vita di Vito Lo Re?

Be’, come qualunque essere umano alternerebbe felicità e tristezza, grandi gioie e lancinanti dolori, successi e fallimenti. In fondo ogni musicista nelle sue composizioni mette questi aspetti. Io l’ho fatto usando una grande orchestra, capace di amplificare le mie sensazioni positive o negative come nessun altro mezzo musicale avrebbe potuto e saputo fare.

Bif&st 2019 Bari
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