“Lo Ius Soli è già cosa viva anche nella nostra regione, vive in quei ragazzi figli di migranti nati in Italia, che parlano i nostri dialetti e tifano le squadre di calcio delle nostre città, fanno parte di quel milione di giovani che frequentano la scuole di ogni ordine e grado e si sentono a tutti gli effetti italiani e così sono considerati dai loro amici. E’ gravissimo che il Parlamento sia in ritardo rispetto alla vita reale delle persone e, come ha detto la Cgil nazionale, il rinvio della riforma per il riconoscimento della cittadinanza è un atto di debolezza culturale e politica”.
Così Antonella Morga, segretaria regionale della Cgil Puglia, che condividendo l’appello lanciato dal senatore Luigi Manconi – accolto da centinaia di docenti ed educatori – ha inteso aderire all’iniziativa dello sciopero della fame a staffetta per sollecitare la calendarizzazione della discussione e la conseguente approvazione della legge.
“Un piccolo segnale alla politica per una norma di civiltà, che non può essere accantonata per indicibili motivi elettoralistici. Parliamo di diritti delle persone e assieme a tanti soggetti dell’associazionismo democratico, in primis Arci e Rete degli Studenti,all’ANPI  ma anche alle tante altre sigle del territorio, vogliamo provare a costruire un movimento di pressione e opinione sui nostri rappresentanti parlamentari”.
“Come riteniamo segnale importante l’adesione data dalla Cgil alla campagna “Ero straniero-l’umanità che fa bene”, per il rispetto del diritto di autodeterminazione e l’inviolabilità del diritto di ogni persona a vivere e circolare ovunque desideri. Per superare la legge Bossi-Fini e vincere la sfida dell’immigrazione, puntando su accoglienza, lavoro e inclusione”.
“Vogliamo provare inoltre a discutere in maniera programmatica e strutturale con le istituzioni, la Regione in primis – spiega Morga – per mettere in campo azioni relative all’accoglienza e all’integrazione. La Puglia è terra d’accoglienza e meta di numerosi migranti: la mancanza di servizi pubblici adeguati, le storture del mercato del lavoro, le difficoltà dei Comuni, spesso piccole realtà lasciate sole nel gestire flussi importanti ,soprattutto in particolari periodi dell’anno legati ai cicli produttivi del settore agricolo, spingono migliaia di persone a vivere condizioni di disagio indicibili. Vogliamo lavorare a proposte concrete su risorse che esistono e vanno impegnate. Lo faremo condividendo proposte e programma con i territori e la vasta rete di associazioni con le quali da tempo condividiamo buone pratiche e lavoro collettivo. Terremo presto con tutti questi un primo incontro per stilare una serie di idee di intervento sulla base delle quali chiedere alla Regione e ai vari livelli istituzionali l’apertura di un confronto che produca cambiamento”.
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