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Il braccio di ferro continua e, venerdì, la stragrande maggioranza dei medici pugliesi scenderà in piazza per dare vita ad un corteo di protesta contro il governo Emiliano e le sue scelte sull’organizzazione della sanità pugliese. “I medici abbiano voce nelle scelte di politica sanitaria della Regione”, è quanto hanno chiesto oggi, durante una conferenza stampa, le sigle sindacali rappresentative della grande maggioranza dei medici pugliesi, che hanno spiegato le motivazioni della protesta del 10 novembre.

Il corteo partirà alle 13 dal Policlinico di Bari per raggiungere poi la sede della Regione Puglia in via Capruzzi. A protestare sono tutte le categorie: medici di famiglia, ospedalieri pubblici e privati, medici del territorio, specialisti convenzionati e accreditati. Alla manifestazione hanno aderito i sindacati Aaroi, Anaao, Branche a visita e accreditati, Cimo, Cimop, Cisl medici, Fassid, Fesmed, Fimmg, Smi, Sumai, Uil medici, Ussmo e Intesa.

Al centro della vertenza, una serie di temi su cui i sindacati insistono da tempo: dalla prescrizione dei medicinali alla sicurezza dei medici, passando per gli organici ormai ridotti all’osso.  “La Regione – accusano i medici – ha assunto in modo autoreferenziale decisioni in materia sanitaria che hanno spesso aggravato le condizioni di lavoro dei medici e di fatto precludono la possibilità di efficace presa in carico del paziente e di tutela del diritto alla salute dei cittadini. Il tutto in un contesto di complessivo e perdurante definanziamento del sistema sanitario, che ha contratto le risorse e aumentato le criticità. Questa contrazione ha portato ad una riduzione dei servizi offerti ai cittadini, con un riverbero negativo sui Lea e la crescita del numero dei cittadini che rinunciano a curarsi per motivi economici o che pagano di tasca propria le prestazioni sanitarie”.

Secondo i camici bianchi, “le croniche carenze di personale e l’iperburocratizzazione, unite a carenze organizzative e strutturali – a partire dall’uso di strumenti informatici obsoleti – privano i medici del tempo clinico da dedicare al paziente, oltre che della dignità e serenità di esercizio della professione. Una dignità che è stata scientemente negata ai medici negli ultimi anni, con una serie di provvedimenti di natura ragionieristica che, in nome di obiettivi condivisibili, li hanno privati dell’autonomia”.

I sindacati hanno manifestato riconoscenza per l’attenzione mostrata dalla politica verso i temi sollevati dai medici (il riferimento è al sostegno avuto dal centrodestra pugliese), ma hanno ribadito “il carattere indipendente della mobilitazione”.

Ringraziamento è stato espresso a Pino Romano, presidente della III commissione consiliare permanente, per la convocazione dell’intersindacale all’audizione sullo stato di salute del sistema sanitario regionale, per il prossimo 23 novembre, che potrà rappresentare un primo momento di confronto sulle criticità sollevate dai medici.

Non parteciperà alla manifestazione la Cgil medici, che ha assunto una posizione diversa ma resta comunque critica verso l’operato del governo regionale: “La spesa farmaceutica in Puglia è la più alta tra le regioni italiane – dicono dalla Cgil – ci sarà pure la responsabilità di qualcuno? Solo attraverso la riduzione della spesa farmaceutica e quella sui beni e servizi, si possono recuperare le risorse per nuovi investimenti, a partire dall’assunzione di nuovi medici e di personale delle professioni sanitarie. La stessa condivisibile scelta di distribuzione dei farmaci attraverso le farmacie ospedaliere non sarà possibile in assenza di assunzione di farmacisti. La richiesta che avanziamo alla Regione è: a che punto sono le misure adottate per i risparmi sui farmaci, considerando che solo a partire da questi il Governo autorizza nuove assunzioni? Il tema ineludibile è la sostenibilità del nostro Sistema sanitario regionale e di come, fermi restando i vincoli imposti dalla spesa sanitaria nazionale e dalle normative collegate, si costruiscono scelte ed azioni che non ne svalutino l’universalità e garantiscano accessi e prestazioni qualificate, appropriate attraverso un’organizzazione efficiente del sistema. Su questo continuiamo ad insistere, ad agire la nostra azione sindacale chiedendo un confronto serrato ed incisività nelle scelte, unitariamente confederazioni, categorie e sindacato dei medici. Se – concludono i rappresentati della Cgil – questo è quanto tutti a parole dicono di condividere allora bisogna che ognuno si assuma la responsabilità delle scelte obbligate che ne conseguono”.


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