L’attività del direttore sportivo è sottoposta a limiti e restrizioni in tema di composizione della squadra. Da un lato c’è il limite al tesseramento valido solo per i giocatori extracomunitari e dall’altro vi è il limite  numerico imposto alle rose che riguarda tutti gli atleti prescindendo dalla loro nazionalità.

Per quanto riguarda il tesseramento, fatta eccezione dei vincoli posti dal Consiglio Federale per gli extracomunitari, ogni club è libero di contrattualizzare chi vuole. Al contrario, la rosa all’interno della quale il tecnico può attinge la lista dei calciatori da convocare ogni domenica è circoscritta ad un numero massimo di giocatori. Succede, infatti, che all’inizio del campionato la società deve inviare una lista di nomi alla Lega di appartenenza senza la possibilità che la stessa possa essere modificata in corso di campionato.

Così come accade per le competizioni italiane, i club che partecipano alle competizioni fuori dai confini nazionali devono provvedere all’invio della lista presso l’ente organizzatore dell’evento, in altre parole la Uefa per la Champions League. Spesso le due liste, nazionale e internazionale, possono non coincidere.

Dalla lettura di quanto sopra, si evince che ogni società, pur essendo libera di tesserare quanti giocatori vuole, deve cercare di non avere troppi giocatori in soprannumero che stando alle regole non avrebbero la possibilità di giocare. Nella sconsigliata ipotesi in cui il club abbia acquistato  giocatori  in esubero, o anche detti “fuori rosa”, accade spesso che i direttori sportivi decidano di cederli in prestito, tenerli in tribuna o venderli non appena possibile.

La lista di cui sopra può contenere un massimo di 25 nomi di calciatori regolarmente tesserati per la squadra in cui militano. L’elenco costa di: almeno 4 giocatori cresciuti nel vivaio della società e 4 che sono cresciuti in un qualsiasi vivaio italiano. Si tratta, quindi, di un numero minimo di 8 italiani. La dicitura “cresciuti nel vivaio del club” richiede che l’altleta, tra i 15 i i 21 anni, abbia giocato consecutivamente un triennio per la società, senza prestiti ad altre società. Diversamente per “vivaio nazionale” si intende che l’altleta, tra i 15 i i 21 anni, abbia giocato un triennio per una o più società iscritta al campionato italiano, senza prestiti ad altre società.  La predetta lista non tiene in considerazione gli Under21, i quali possono essere inseriti a seconda delle esigenze del club. La Lista A deve essere comunicata alla Federazione, entro e non oltre il giorno precedente la prima gara di campionato. La stessa può subire variazioni solo nelle 24 ore successive alla chiusura del primo periodo di calciomercato e può prevedere delle integrazioni con atleti tesserabili anche in periodi al di fuori di quelli di calciomercato, qualora la lista iniziale contenesse un numero inferiore di nomi, oppure quando debbano essere fatte sostituzioni in alcuni casi specifici. La normativa federale prevede che possono essere ammesse alcune tipologie di sostituzioni per un massimo di due atleti una sola volta a stagione. In particolare, si acconsente a: la sostituzione di un giocatore proveniente da un campionato straniero che non abbia ottenuto il transfert dalla federazione di provenienza; variazione del portiere con un altro portiere e quella di un calciatore soggetto alla revoca del tesseramento e alla contestuale risoluzione del il proprio contratto con la società. Orbene, alla luce di quanto espresso, è chiaro che solo i giocatori presenti nella lista possono prendere parte al campionato, o alla competizione per la quale l’elenco è stato elaborato. Ne consegue che i “fuori rosa”, problema frequente di non poche società, laddove non si siano trovate soluzioni di prestito, siano destinati a passare la stagione a guardare i compagni di club giocare, perdendo la chance di farsi notare e di crescere e con il rischio di rendere la loro carriera ancora più breve. Il fenomeno dei “fuori rosa” non di rado si interseca con la pratica del mobbing.  In entrambi i casi, sono previste tutele a sostegno della posizione degli atleti che possono presentare ricorsi agli organi federali competenti alla verifica dello stato dei fatti, tenendo conto di quanto previsto dagli accordi collettivi stipulati secondo legge tra FIGC, AIC (Associazione Italiana Calciatori) e le tre leghe professionistiche.   Chiedersi se e cosa possono fare i giocatori messi fuori rosa è naturale e scontato. La risposta, tuttavia, richiede un’ampia conoscenza delle normative e la consapevolezza che la stessa non sempre tutela la parte più debole.

Per una consulenza specifica e per assistenza legale sugli strumenti di tutela riconosciuti ai fuori rosa, è possibile contattare lo Studio legale Valentina Porzia, specializzato in diritto sportivo.

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