Aumentano i pugliesi che usano il treno per spostarsi. In Puglia si è passati da 80mila (nel 2009) a quasi 150mila (nel 2017) passeggeri che si muovono preferendo il treno ad altri mezzi di trasporto. A fotografare la situazione è “Pendolaria”, il rapporto annuale di Legambiente che analizza nel dettaglio numeri e storie di un’Italia a due velocità dove le disuguaglianze da regione a regione contraddistinguono il trasporto ferroviario.

Se da un lato aumenta il numero complessivo dei pendolari, dall’altro non mancano le differenze sulla rete ferroviaria, segnata da treni regionali spesso troppo vecchi e lenti. Differenze e disuguaglianze nel Paese sono da individuare, secondo Legambiente, in alcuni errori compiuti in questi anni nelle politiche dei trasporti (riduzioni treni e aumento delle tariffe) e nel modo diverso con cui le Regioni hanno gestito il servizio dopo il trasferimento delle competenze nel 2001, con tagli ai servizi ferroviari e aumento del costo dei biglietti.

Al Sud poi l’Alta Velocità si ferma a Salerno e, malgrado la continuazione di alcune Frecce verso Reggio Calabria, Taranto o Lecce, il numero in rapporto a quelli che circolano al Centro-Nord di questi treni è insignificante.

Riguardo ai finanziamenti statali per le infrastrutture, questi restano la nota dolente. Da quanto emerge da Pendolaria, dal 2002 ad oggi i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade e solo per il 13% le reti metropolitane.Anche le Regioni continuano a scegliere strade e autostrade come priorità degli investimenti.

Eppure, dove si investe nella cura del ferro il numero dei pendolari cresce e aumenta la voglia di spostarsi in treno, come è accaduto in Puglia: la nostra è la regione del Sud che mostra la crescita più netta e costante di pendolari negli ultimi anni, passando dai 108.100 del 2011 ai 149.714 del 2017, con un incremento del +38,5%, per una estensione ferroviaria della rete pari a 1.542 km.

Secondo il Rapporto Pendolaria la questione meridionale per il trasporto ferroviario esiste davvero: muoversi da una città all’altra, su percorsi sia brevi che lunghi, può portare a viaggi di ore e a dover scontare numerosi cambi obbligati anche solo per poche decine di chilometri di tragitto.

In particolare, al Sud circolano meno treni e i convogli sono più vecchi. In Puglia l’età media del materiale rotabile è nettamente più alta, pari a 19,2 anni, rispetto ai 13,3 del Nord e a quella nazionale di 16,8 – e sono più lenti, sia per problemi di infrastruttura sia perché circolano treni vecchi e non più adatti alla domanda di mobilità. In Puglia i treni con più di 15 anni sono pari al 41,1% del totale (214).

Tuttavia Pendolaria 2017 racconta anche le storie di successo: in Puglia un esempioconsolidato è quello del collegamento Bari-Aeroporto, con tempo di percorrenza di soli 14 minuti ed il nuovo materiale rotabile da 230 posti. Sono stati infatti 240mila i viaggiatori totali annui, con numeri in costante ascesa dal 2013.

“L’aumento dei passeggeri sulle linee ferroviarie pugliesi è indubbiamente un fenomeno positivo – dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – così come sono importantissimi i casi virtuosi della Velostazione Fal per le biciclette, del collegamento ferroviario tra l’Aeroporto di Bari e il centro città e il sistema di biglietto integrato, che consente di viaggiare su mezzi diversi di altrettanti gestori. Ma non basta. È necessario investire di più e meglio sulla qualità del parco mezzi. I treni pugliesi, come emerge in modo evidente dal Rapporto Pendolaria 2017, sono tra i più vecchi in Italia. Anche la rete ferroviaria necessita di investimenti più consistenti, se davvero si vuole ridurre lo smog e l’inquinamento. In Italia, invece, si continua a destinare la maggior parte dei fondi per le infrastrutture a strade e autostrade: bisogna invertire, letteralmente, la marcia, se vogliamo davvero offrire un servizio di qualità ai cittadini e salvaguardare l’ambiente in modo concreto. La questione meridionale – conclude Tarantini – si risolve soprattutto sul terreno delle infrastrutture: i trasporti hanno ricadute sul turismo, sull’economia e sulla qualità della vita e devono essere al centro dell’agenda politica nazionale e regionale”.

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