Dalla lotta alle fornacelle abusive al sostegno ai commercianti vittime del racket. Il sindaco Antonio Decaro racconta a Borderline24 la battaglia della città  contro clan e attività criminali. “Non bisogna mai mollare, così si cambiano le sorti di Bari”.

Sindaco, lei è sceso in prima persona per dire no alla criminalità che gestiva le fornacelle durante la sagra di San Nicola e ha sostenuto i commercianti vittime di estorsione. Tanto da dover girare con la scorta. Cosa l’ha spaventata di più di quei giorni o dei giorni successivi?

“In realtà non ho mai avuto paura per la mia persona, ho avuto paura per la città. In quel momento, in quei giorni quando abbiamo capito di aver ingaggiato una battaglia vera contro gli abusivi delle fornacelle e di aver sfondato un muro, abbiamo capito che non saremmo potuti più tornare indietro. Abbiamo capito che quella sera non si stava solo giocando una battaglia di abusivismo commerciale ma che era la presenza e la credibilità dello Stato ad essere stata messa in discussione. Se avessimo mollato e avessimo fatto dei passi indietro allora i cittadini si sarebbero arresi all’illegalità e questa città avrebbe perso per molto tempo la fiducia nelle istituzioni e nelle regole. Tutti quella sera abbiamo avuto paura per la tenuta della situazione ma poi la squadra Stato compatta ha mostrato il coraggio che solo chi è dalla parte del bene può avere. Quella è stata una battaglia che ha forse cambiato le sorti della nostra città per sempre”.

Dopo le fornacelle, dopo le indagini sui commercianti vittime di estorsione, come vede oggi la città di Bari? 

“Bari è una città che sta reagendo. Bari è una città che ha rialzato la testa e oggi ha scelto da che parte stare. In questi anni sono accadute cose che erano impensabili fino a qualche anno fa. Cittadini che denunciano pratiche illegali quotidiane, commercianti che denunciano i loro estorsori e imprenditori che denunciano i clan mafiosi e si costituiscono parte civile nei processi. Questa città sta acquisendo consapevolezza su quello che è e sulle sue potenzialità. E soprattutto questa città ha capito che l’unica strada possibile è quella di essere una comunità forte e unita che trae la sua forza proprio dalla cura che è capace di avere per se stessa”.

Quali sono i progetti futuri per il contrasto all’avanzare della criminalità, ovviamente per quanto concerne le competenze del Comune?

“Il Comune insieme ai cittadini può contribuire a questa attività di cura, chiedendo il rispetto delle regole e lavorando sugli investimenti che mirano a rafforzare i legami fisici e sociali di una comunità. Penso alla riqualificazione fisica delle periferie, ma anche alla fiducia nelle associazioni di cittadini che scelgono di adottare e occupare gli spazi pubblici con tante attività. Penso ai programmi che stiamo portando avanti con l’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità con le scuole, con le parrocchie, con l’associazione Antiracket, con il Forum della legalità e con tutti quelli che insieme a noi scelgono da che parte stare”.

Lei ha pubblicamente comunicato la sua vicinanza ai ragazzi del Libertà. Cosa le ha lasciato o le sta lasciando questa esperienza?

“Come più volte ho detto, fare il sindaco è il mestiere più bello del mondo. Un’esperienza umana fortissima che ti permette di vivere centinaia di vite in un giorno solo. Alcune di queste vite sono belle, altre drammaticamente tristi. Ed è quando vivi la vita triste di un bambino che sente di non avere futuro che capisci quanto conta il nostro impegno. Il quartiere Libertà è una sfida per tutti, non solo per il sindaco. Lì c’è il nostro futuro ed è in quella direzione che la mia amministrazione  continuerà a guardare perché questo è il nostro compito: occuparci del futuro di questa città. Nonostante i problemi, le difficoltà, i drammi quotidiani che il quartiere Libertà vive, io credo che il nostro compito sia alimentare quelle piccole scintille che si intravedono e che trasmettono speranza; le giovani coppie che decidono di andarci a vivere, i bambini che nascono, le associazioni del quartiere che vivono quotidianamente per strada, l’oratorio di don Francesco e le altre parrocchie, le scuole che spesso sono famiglie, i sorrisi dei ragazzi che a porta futuro trovano un lavoro o partecipano ad un corso di formazione. Il quartiere Libertà ha bisogno di tutti noi per cambiare. Io non mi arrendo”.

Cosa è la mafia a Bari? 

“La mafia a Bari è come un’erba infestante che si insinua dappertutto e deturpa tutto ciò che tocca. Per questo è importante tirare una linea di confine e separare distintamente la parte bianca dalla parte oscura della città, senza lasciare zone grigie. Perché nella zona grigia le mafie si insinuano e crescono. Loro si nutrono della paura della gente che  non si schiera, non denuncia, si gira dall’altra parte e si rassegna davanti ai comportamenti sbagliati. Questa zona grigia va combattuta, va estinta per sempre, perché i baresi hanno diritto a vivere in una città bella, che può e deve crescere. I baresi sono pronti a mettersi a lavoro e ad investire sulle loro forze e sulle loro energie”.

Sindaco, qual è il messaggio che vorrebbe trasmettere ai ragazzi che non erano neanche nati o troppo piccoli per ricordarsi la strage di Capaci? 

“A chi non ha vissuto quegli anni vorrei dire il nostro Paese ha vissuto una pagina buia, dove le parole d’ordine erano paura, corruzione, sangue e attentato. Un tempo in cui le forze del male hanno pensato di prevalere e in cui lo Stato ha vacillato. Per fortuna quel tempo è passato ma quelle parole purtroppo non sono scomparse dal nostro vocabolario. Per questo è importante che anche chi non c’era, conosca i fatti e le vite delle persone che sono state sacrificate per un’idea di giustizia e di stato libero. Libero dalle mafie e dall’illegalità”.

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