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C’è un nuovo arresto per l’omicidio di Domenico Fraccalvieri, avvenuto ad Altamura il 27 giugno 2011. I carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Francesco Mangiatordi, classe 1982.

Fraccalvieri fu ucciso di pomeriggio sotto casa, da una persona armata a bordo di una autovettura rubata, che gli tese un agguato ferendolo mortalmente. Stava per aprire il garage della propria abitazione, Fraccalvieri, quando fu raggiunto dal killer Nicola Sorbo, che per gli inquirenti era stato scortato in loco da Mangiatordi. Questi, a bordo della sua autovettura, ha avuto il compito di garantire al sicario una sicura via di fuga, dopo che Sorbo colpito più volte Fraccalvieri con un’arma da fuoco sia fuori, sia dentro il garage, quando la vittima era ormai riversa al suolo.

La sua eliminazione si inserisce in una serie di altri gravi fatti di sangue orditi ai danni di vari pregiudicati altamurani di spessore da una consorteria criminale emergente – il clan Nuzzi – per realizzare la conquista violenta di quel comune. Fraccalvieri, infatti, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza attivo nello spaccio degli stupefacenti in Altamura, aveva iniziato ad acquistare il narcotico da un soggetto contrapposto al sodalizio Nuzzi.

Nella misura cautelare applicata a Mangiatordi per omicidio volontario e detenzione e porto dell’arma utilizzata per l’omicidio, è stata riconosciuta dal gip l’aggravante di mafia.

Il provvedimento restrittivo è stato adottato a seguito di successivi e mirati accertamenti scaturiti  in seno all’indagine – operazione kairos – conclusa nella primavera del 2016 dal Nucleo Investigativo di Bari e svolta attraverso articolate e complesse attività tecniche e dinamiche che avevano già portato – tra il gennaio e l’agosto 2017 – all’esecuzione di 19 ordinanze di custodia cautelare (17 delle quali in carcere e 2 in regime domiciliare) nei confronti di altrettanti soggetti, tra i quali figurano gli elementi apicali, diversi affiliati e alcuni fiancheggiatori del clan Nuzzi operante nel predetto centro della Città Metropolitana levantina, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso armata, omicidio consumato e tentato, estorsione, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, nonché di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

L’attività investigativa aveva inoltre fatto luce su numerosi altri gravi fatti di sangue, un duplice omicidio e due tentati omicidi orditi dalla consorteria ai danni di vari pregiudicati altamurani di spessore, allo scopo di realizzare la conquista violenta di quel Comune.


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