Il caos. Il nuovo anno scolastico sta iniziando tra non pochi problemi. A cominciare da ben 126 istituti che saranno gestiti da presidi part time perché in reggenza (a Bari ci sono scuole in quartieri difficili che si troveranno con dirigenti divisi a metà) e immissioni in ruolo che non sono avvenute in tempo.

Le reggenze

Quest’anno in tutta la Puglia ci sono 126 istituti  gestiti da presidi in reggenza, cioè che hanno più sedi da guidare: 26 a Taranto, 16 a Lecce, 28 a Foggia, 19 a Brindisi e 37 a Bari. Ed è proprio nel capoluogo regionale che si presentano i problemi maggiori. Perché molti istituti in quartieri a rischio si troveranno ad essere guidati da dirigenti che hanno già sulle spalle altre scuole.

La San Giovanni Bosco – Melo da Bari, nel cuore del Libertà (dove, per intenderci, l’anno scorso si registrarono anche aggressioni a docenti) sarà sotto la direzione di Gerardo Marchitelli, dirigente dell’istituto comprensivo Duse di San Girolamo; La preside del Perotti, Rosangela Colucci, dovrà occuparsi anche della Amedeo d’Aosta, il preside del Santarella, Stefano Marrone, di una scuola media persino di Casamassima, Ester Gargano, dirigente dell’istituto professionale De Lilla dovrà gestire ben sette plessi che fanno capo all’istituto comprensivo Falcone e Borsellino (distribuiti tra Stanic e San Paolo). Una situazione, denunciata più volte dalle organizzazioni sindacali, ma che non ha trovato alcuna soluzione.

Le immissioni in ruolo

Bufera sulle nuove immissioni in ruolo. Se i dati in possesso delle organizzazioni sindacali sono fondati, al termine di queste operazioni,  a fronte del contingente pugliese autorizzato dal MEF per le 2.242 immissioni in ruolo (vedasi tabella) nella nostra regione, sarebbero centinaia i docenti che non riusciranno ad avere l’agognata assunzione a causa di ritardi nella macchina burocratica che ha gestito il concorso 2018 riservato ai docenti abilitati. La denuncia è di Cgil, Cisl e Uil.

Tabella immissioni in ruolo

Disponibilità e contingenti  a.s. 2018/19
GRADO ISTRUZIONE Nazionale Puglia
Infanzia Comune 3.845 214
Primaria Comune 8.014 272
I Grado Comune 14.856 530
II Grado Comune 17.278 937
Totale posti Comuni 43.993 1953
Infanzia Sostegno 1.143 61
Primaria Sostegno 4.396 60
I Grado Sostegno 6.143 110
II Grado Sostegno 1.647 58
Totale posti Sostegno 13.329 289
Complessivo Comune + Sostegno 57.322 2.242

 

Infatti il termine ultimo per la pubblicazione delle graduatorie del concorso è il 31 agosto scaduto il quale molti docenti precari, che pure avevano svolto l’ultimo concorso riservato agli abilitati, vedranno inevitabilmente svanire la possibilità di essere immessi in ruolo già da questo anno scolastico  perché gli Uffici scolastici che hanno gestito le procedure concorsuali (oltre la Puglia anche la Campania, Sicilia, Lazio etc.) non riusciranno a pubblicare le graduatorie da utilizzare per le relative operazioni.

Nello schema seguente si riporta la situazione pugliese di posti non attribuibili.

Regione responsabile delle procedure di pubblicazione delle GRME Numero dei posti comuni Numero dei posti di sostegno Complessivo Comune +sostegno non assegnati 
PUGLIA 136 97
CAMPANIA 308    
SICILIA 33    
LAZIO 52    
LOMBARDIA 1    
CONCORSO 2018 NON BANDITO PER LA PUGLIA 37    
Totale posti 567 97 664

 

“Come si evince dallo schema – spiegano i sindacati –  in questo modo, si vanifica l’obiettivo di immettere in ruolo per intero il contingente di 2.242 su 57.322 posti a livello nazionale che già rappresentava un risultato penalizzante per la nostra regione perché ben al di sotto della media nazionale. Al danno si unisce la beffa: così mentre la Puglia attiva 4.600 posti in deroga sul sostegno da destinare anche al personale docente non specializzato, i docenti di sostegno di ruolo restano al nord e i posti per le immissioni in ruolo non potranno essere assegnati. Le organizzazioni sindacali si muoveranno con determinazione affinché al Miur, responsabile di questa ennesima penalizzazione della Puglia, si trovi il modo per evitare che centinaia di docenti siano costretti a prolungare il loro stato di precarietà”, concludono i segretari Claudio Menga (Cgil), Roberto Calienno (Cisl), Giovanni Verga (Uil).


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