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“La Banca Popolare di Bari potrà per l’ennesima volta rinviare la trasformazione in società per azioni. L’assemblea di metà dicembre, pertanto, non si terrà. Ciò non vuol dire che la situazione resti in sospeso, anzi. Il tempo sta trascorrendo inesorabile, come ribadiamo con frequenza sempre maggiore”. È quanto scrive in una nota l’Aduc, in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato che ha rinviato alla Corte europea cinque quesiti, chiedendo di pronunciarsi sulla loro legittimità.

Come ricorda l’associazione, il prezzo delle obbligazioni subordinate della Banca Popolare di Bari ieri erano al “6,5% con scadenza 30 dicembre 2021” e sono “scivolate fino a quota 60 euro, con un minimo a 59, e con proposte di acquisto oramai inesistenti o quasi, tanto che a tratti il book è deserto. I volumi sono bassi come sempre, ma c’è da dire che i volumi bassi hanno consentito al prezzo di non crollare immediatamente quattro mesi fa, facendolo resistere fino a metà ottobre e consentendo ai più informati di uscire senza molti danni a 88-89-90. Al prezzo di 60, il rendimento netto annuo dell’obbligazione è pari al 23,57%. Una valutazione da default”.

“Prima di assistere nuovamente a migliaia di obbligazionisti (per gli azionisti oramai non c’è niente da fare) che prendono d’assalto le agenzie, richiedono risarcimenti da parte dello Stato, manifestano davanti alla Regione ed alla Camera, intentano migliaia di cause, cosa ne direste, per una volta, di intervenire prima?”, conclude l’Aduc


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