Le nanoplastiche potrebbero avere effetti significativi sulla salute neurologica, favorendo processi di stress ossidativo, infiammazione e alterazioni del metabolismo cellulare. È quanto emerge dai primi risultati di uno studio presentato nell’ambito del convegno scientifico internazionale “Plastics & Environment”, dedicato agli effetti ambientali e sanitari dell’inquinamento da plastica. Secondo i ricercatori, le particelle più piccole sembrano essere in grado di interagire più facilmente con le cellule, provocando modificazioni biologiche che meritano ulteriori approfondimenti.
“Questi primi dati confermano la necessità di studiare con grande attenzione il rapporto tra nanoplastiche e salute neurologica”, spiega il professor Ennio Tasciotti. “Le particelle più piccole sembrano avere una maggiore capacità di interagire con le cellule, alterandone il metabolismo e favorendo condizioni di stress e infiammazione. È un campo di ricerca ancora giovane, ma estremamente importante: comprendere cosa accade quando questi frammenti raggiungono il cervello è una priorità scientifica e sanitaria”.
La presentazione dello studio è arrivato negli scorsi giorni, alla vigilia della mobilitazione nazionale promossa da Plastic Free, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente e della Giornata Mondiale degli Oceani. Migliaia di volontari saranno impegnati in tutta Italia in iniziative di pulizia dedicate alla raccolta dei mozziconi di sigaretta, con lo slogan “Il pianeta non è un portacenere”. Al centro dell’attenzione ci sono proprio i filtri delle sigarette che, nonostante vengano spesso scambiati per cotone, sono composti da acetato di cellulosa, una plastica sintetica che può impiegare oltre dieci anni per degradarsi. Durante questo processo il materiale si frammenta progressivamente in micro e nanoplastiche, invisibili a occhio nudo ma potenzialmente in grado di diffondersi nell’ambiente e negli ecosistemi.
L’obiettivo della ricerca sostenuta da Plastic Free è comprendere cosa accade quando queste particelle non restano soltanto nell’ambiente, ma entrano nella catena alimentare e, potenzialmente, nell’organismo umano. “La presentazione di questi dati in un contesto scientifico internazionale rappresenta un passaggio importante”, dichiara Luca De Gaetano, presidente e fondatore di Plastic Free Onlus. “Per anni abbiamo denunciato gli effetti della plastica sull’ambiente. Oggi la ricerca ci sta mostrando con sempre maggiore chiarezza che l’inquinamento da plastica riguarda anche il nostro corpo e la nostra salute”.
Il convegno ha riunito ricercatori ed esperti provenienti da diversi settori per approfondire le conseguenze ambientali, sociali, economiche e sanitarie legate alla diffusione di micro e nanoplastiche, analizzando anche possibili strategie di mitigazione, materiali sostenibili e modelli di economia circolare. Le attività di ricerca proseguiranno nei prossimi mesi con ulteriori analisi e iniziative di divulgazione scientifica, con l’obiettivo di valutare i rischi associati alle nanoplastiche e accrescere la consapevolezza pubblica su una forma di inquinamento sempre più diffusa e difficile da individuare.