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Puglia, la riforma del 118 preoccupa anche i sindaci. I medici: “Si smantella un sistema che funziona”

Pubblicato da: redazione | Dom, 9 Dicembre 2018 - 12:00
ambulanza

La riforma del 118 non convince nemmeno i sindaci, tanto che il caso è stato sollevato anche in Anci Puglia, l’associazione dei comuni, e se ne discuterà nella prossima riunione convocata prima della pausa natalizia. Dopo i medici, quindi, anche i sindaci manifestano i loro dubbi sulla nascita di un’unica agenzia (Areu) che coordinerà a livello regionale il 118.

La preoccupazione tra i primi cittadini è che possa essere indebolito un servizio che, nonostante alcune criticità, viene considerato all’altezza. “I sindaci si schierano, quindi, al fianco dei medici che, in commissione regionale, hanno ribadito il loro “no” alla riforma del governo Emiliano. “Cresce – commenta la Fimmg, il sindacato dei medici di base – il numero dei primi cittadini pugliesi che esprimono preoccupazione per il piano di riorganizzazione del servizio 118 previsto con l’avvento della nuova Agenzia, che rischia di abbassare il livello di assistenza offerto ai cittadini”.

L’ultimo in ordine di tempo ad evidenziare preoccupazione è stato il vice sindaco della Città Metropolitana di Bari, Michele Abbaticchio che, intervenendo sull’ipotesi di demedicalizzazione delle ambulanze, ha fatto un appello affinché gli “standard qualitativi siano uniformi” e ha “invitato a valorizzare il territorio potenziando la rete di assistenza, inclusa quella di emergenza”.

Il nodo critico è il passaggio di circa 5mila lavoratori – tra volontari delle associazioni e dipendenti – nell’Agenzia unica che nascerà. L’obiettivo della giunta Emiliano è portare a regime il nuovo sistema entro il 2020. Cosa cambierà? Ci sono diversi step e un percorso che dovrebbe durare almeno due anni: la delibera di giunta è al momento al vaglio della commissione sanità, dopodiché la parola passerà al Consiglio regionale, mentre nel 2019 le Asl dovranno portare a termine concorsi e assunzioni. Sono poco meno di 5mila i lavoratori che – previa procedure concorsuali che tengano conto anche del servizio precedentemente svolto – dovrebbero, sulla carta, essere assorbiti e assunti dalls nuova agenzia per l’urgenza-emergenza. In pratica gli attuali dipendenti del 118 e i volontari delle associazioni verranno internalizzati e, subito dopo, formati con linee guida comuni. L’Agenzia centrale sostituirà gli attuali sei dipartimenti delle Asl e si creerà una sorte di rete unica che dovrebbe essere operativa – stando alle previsioni della Regione – entro gennaio 2020. La riforma si ispira al modello organizzativo in vigore in Lazio, che sta dando risultati. Il provvedimento prevede il superamento dell’assetto attuale, ormai datato 2006, e delle centrali operative territoriali. Anche la “centralizzazione” non piace a tutti e sta incontrando critiche e ostacoli.

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