Si chiama “Continuerò a Vivere in te” ed è un’associazione onlus composta da trapiantati di organi e dializzati. Nata da più di tre anni, oggi ha un sogno: cercare sponsor per organizzare la partita del cuore, con la Nazionale Italiana di Amici – gli angeli della Tv di Maria De Filippi. Il tutto per poter raccogliere fondi da donare ad una clinica New Dial  (centro specializzato di emodialisi) per stipulare un contratto con un fisioterapista e permettere alle persone in dialisi e quindi allettate di poter svolgere, anche se sul letto, delle attività fisiche. Una donazione prevista anche per l’ospedale pediatrico Giovanni XXIII reparto di Nefrologia e Dialisi.

“L’obiettivo della nostra associazione – ci spiega il vicepresidente Gianvito Lippolis –  è quello di sensibilizzare la gente alla cultura della donazione degli organi. Non c’è abbastanza conoscenza in questo campo, un campo che mi ha salvato la vita”.

Lippolis nel 1996 aveva 16 anni: durante le vacanze estive ha cominciato a sentirsi strano, stanco, mangiava di meno, dormiva tantissimo e usciva poco.

“All’improvviso – ci racconta – cominciarono anche episodi di epistassi dal naso, sangue dalle gengive, lividi e vomito. Nascosi i miei malesseri per partire per la Sardegna con mio fratello più grande. Fu il viaggio peggiore della mia vita, lo trascorsi a dormire sempre. Continuai così per due mesi, quando alla fine decisi di effettuare una visita specialistica e analisi del sangue. In poche ore il medico disse che dovevo ricoverarmi urgentemente al Policlinico perché potevo avere la leucemia. Dopo ulteriori controlli non avevo la leucemia ma un reflusso bi-laterale (i miei ureteri non funzionavano bene) e quindi l’urina negli anni tornava indietro e mi ha letteralmente bruciato i reni. Nel giro di dieci minuti la mia stanza era stracolma di medici, chi  parlava di dialisi, chi di fistola, chi di trapianto. Entrai in dialisi a 16 anni e nella lista trapianti nazionale. Dopo otto mesi di calvario arrivò la chiamata per il nuovo rene”.

Un rene che però è durato sette anni, il corpo di Gianvito lo ha rigettato ed ora è tornato in dialisi. “Con quelle spade di aghi che ti trafiggono le braccia un giorno si e uno no per tre o quattro lunghe ore, con quel monitor di dialisi che segna tutta la durata e tutti i parametri – continua – sono rientrato nuovamente in lista di attesa. Ma se non si capisce l’importanza della donazione io così come tanti altri dovremo stare nel letto chissà per quanto tempo ancora”.

Da qui l’idea di sensibilizzare ancora di più l’opinione pubblica sulla donazione degli organi, con un evento di carattere nazionale. “Abbiamo bisogno di sponsor che ci aiutino a fare pubblicità a livello locale e nazionale e che ci sostengano per promuovere questo evento e questa raccolta fondi”, conclude Lippolis.

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