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Pistolettate contro le saracinesche, minacce, tentativi di estorsione, attentati incendiari: il rione Libertà “ostaggio” della nuova “paranza” criminale. E’ quanto emerge dall’ultima inchiesta della Dda di Bari e della polizia che ha portato all’arresto di sette giovanissimi, tra cui Ivan Caldarola, 19enne figlio del boss Lorenzo Caldarola. Proprio quest’ultimo, secondo gli accertamenti degli investigatori dell’Antimafia, avrebbe iniziato a prendere le redini della cosca creandosi un suo gruppo, composto da altri coetanei e persino da ragazze.

Nel provvedimento a firma del pm Marco D’Agostino, ad esempio, vengono ricostruite le fasi di un tentativo di estorsione  fatta dal gruppo di Caldarola al figlio tossicodipendente del titolare di una agenzia di pompe funebri barese. La richiesta, qualificata come tentata estorsione, avrebbe riguardato droga non pagata e risalirebbe al 5 novembre 2018. Oltre alla richiesta di 10 mila euro, uno degli indagati spiega in una intercettazione di voler pretendere ulteriori mille euro al mese. Per ritorsione, non avendo ricevuto la somma richiesta, gli indagati, due settimane dopo, il 17, avrebbero dato fuoco all’attività commerciale gestita dalla famiglia del ragazzo.

Non solo: Ivan Caldarola e altri tre indagati sono accusati anche di aver esploso 22 colpi di arma da fuoco contro la saracinesca di un circolo ricreativo barese nella notte di Natale. Emerge inoltre che il figlio del boss si stava procurando altri proiettili, definiti “panzerotti”, per la notte di Capodanno. Per entrambi gli episodi è contestata dalla Dda l’aggravante mafiosa. Dagli atti emerge, inoltre, il ruolo di alcune ragazze, amiche della comitiva di giovani presunti criminali, presenti al momento dell’attentato incendiario di novembre.


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