C’è una città che corre, nuota, palleggia, tira di boxe e si allena ogni giorno. Ma spesso lo fa in spazi non all’altezza delle ambizioni. Bari è una capitale sportiva viva, attraversata da centinaia di società e migliaia di praticanti. Eppure, nel rapporto tra domanda e qualità degli impianti, qualcosa continua a non tornare.
Il simbolo resta lo Stadio San Nicola, progettato da Renzo Piano e costruito tra il 1987 e il 1990: circa 58.000 posti, tra i più grandi d’Italia, nato per Italia ’90 e ancora oggi riferimento assoluto. Accanto, la memoria sportiva cittadina passa dallo Stadio della Vittoria, inaugurato nel 1934 e per decenni casa del calcio barese, oggi utilizzato per attività minori ma dal valore simbolico intatto.
Nel segmento indoor, il principale contenitore è il PalaFlorio, costruito tra il 1989 e il 1991, con una capienza che arriva fino a circa 6.000 spettatori e un recente lavoro di restyling dell’impianto di areazione. Più piccoli ma strategici sono il PalaCarrassi (realizzato per i Giochi del Mediterraneo 1997, circa 200 posti) e il Palasport di San Pio-Enziteto (circa 860 posti): quest’ultimo è oggetto di lavori di ammodernamento (come documentato dal nostro giornale: https://www.borderline24.com/2026/05/02/bari-si-dilata-ancora-il-tempo-dei-lavori-al-pala-san-pio-vergogna-senza-fine-sport-negato-ai-bimbi/) e la data di fine cantiere è stata prima cancellata e poi sovrascritta al 28 gennaio 2026. Sul fronte acquatico, lo Stadio del Nuoto – rinnovato per i Giochi del Mediterraneo del 1997 – rappresenta il principale impianto cittadino, con piscina olimpica e tribune.
Accanto ai grandi impianti, Bari dispone di una rete capillare: complessi sportivi comunali (San Paolo, Japigia, San Girolamo), campi di quartiere (Carbonara, Palese, Torre a Mare), piscine coperte, centri polivalenti, playground e oltre 100 palestre scolastiche.
Una rete ampia ma spesso datata, che fatica a rispondere a una domanda in costante crescita. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: spazi condivisi tra più società, liste d’attesa, strutture non sempre adeguate agli standard moderni.
Il tessuto sportivo barese è uno dei più articolati del Mezzogiorno. A guidarlo è la storica Angiulli, fondata nel 1908, vera istituzione cittadina. Accanto, realtà consolidate come il CUS Bari, il Circolo Canottieri Barion, il Circolo Tennis Bari e decine di società di calcio, basket, volley, atletica e arti marziali. Un sistema che coinvolge decine di migliaia di praticanti, tra agonisti e amatori e che rappresenta uno dei principali motori sociali della città.
Rispetto ai principali capoluoghi italiani Milano, Roma, Torino, Bologna, Bari sconta un gap soprattutto qualitativo. Non tanto nel numero degli impianti, quanto nella loro modernità, accessibilità e integrazione urbana. Altrove gli impianti sono sempre più hub multifunzionali, capaci di unire sport, eventi, servizi e socialità. A Bari, invece, molti restano strutture isolate, spesso ferme a una concezione degli anni ’90.
È proprio sul principale impianto cittadino che si gioca una partita decisiva. Il Comune ha pubblicato la gara per l’affidamento quinquennale della gestione dello Stadio San Nicola e dell’antistadio: una concessione da oltre 8,1 milioni di euro che punta a segnare un cambio di passo. Come evidenziato dal sindaco Vito Leccese, si tratta di una procedura complessa e innovativa. La novità principale è l’introduzione di un canone annuo a carico del gestore, modulato in base alla categoria della squadra cittadina e integrato da una quota variabile legata ai concerti. Il futuro concessionario dovrà occuparsi di manutenzione ordinaria e straordinaria, sicurezza, gestione delle aree verdi e servizi, garantendo anche l’utilizzo gratuito dell’impianto per cinque giornate annue al Comune e la priorità alla squadra cittadina.
Ma il punto è un altro: il San Nicola dovrà smettere di essere utilizzato a intermittenza e trasformarsi in uno spazio vivo. Il bando apre infatti a eventi sportivi, concerti, attività commerciali, ristorazione, intrattenimento e merchandising. Entro 60 giorni dalla firma sarà inoltre obbligatoria una carta dei servizi con standard qualitativi chiari. L’assegnazione avverrà sulla base dell’offerta economicamente più vantaggiosa, premiando soprattutto la qualità del progetto gestionale, senza dimenticare la tutela dei livelli occupazionali.
Il dato più evidente resta questo: Bari pratica sport più di quanto riesca a organizzarlo. Migliaia di utenti, strutture spesso insufficienti o inadeguate, difficoltà per lo sport di base e per le discipline indoor. E mentre cresce la richiesta di attività legate al benessere e al tempo libero, l’offerta fatica a stare al passo.
Bari ha una base solida, una tradizione sportiva importante e una partecipazione diffusa. Ma senza un salto di qualità rischia di restare indietro. Il monito è chiaro: investire in strutture moderne, accessibili e integrate è una priorità. Non solo per sostenere l’attività agonistica, ma per costruire una città più sana, inclusiva e vivibile.