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Aveva avuto una ischemia cerebrale ma i medici, per più di 24 ore, non lo hanno diagnosticato rendendola tetraplegica, arrivando a ipotizzare che i sintomi – mal di testa e difficoltà nella parola – erano legati ad un colpo di calore o una crisi di panico. All’epoca dei fatti Patrizia Minerva, barese, aveva 24 anni. Festeggiò il suo compleanno, l’8 agosto, in un letto del reparto di rianimazione del Policlinico di Bari, ormai in coma.

La vicenda risale all’estate del 2015. A distanza di quasi quattro anni, il processo a carico di sei neurologi accusati di concorso in lesioni personali colpose non è ancora iniziato, rinviato dalla scorsa estate a causa prima del decreto di sospensione delle udienze dovuto alla inagibilità del Palagiustizia di Bari, poi – ieri – per un difetto di notifiche. Si tornerà in aula dinanzi al giudice monocratico Ambrogio Marrone per la costituzioni delle parti il 16 aprile e in quella data Patrizia, oggi 28enne, madre di un bambino di 6 anni, sarà presente all’udienza in sedia a rotelle, assistita dal suo avvocato, Andrea Moreno. Nei giorni scorsi il pm Lanfranco Marazzia ha disposto il sequestro di nuova documentazione sanitaria e pende anche un parallelo procedimento civile contro il Policlinico fissato per il 13 marzo, nel quale la difesa chiede un risarcimento danni pari a circa 4 milioni di euro.

Tutto comincia all’alba del 27 luglio 2015, con un forte mal di testa. È il 118, chiamato dalla madre della ragazza, a portare la 24enne al pronto soccorso del Policlinico di Bari dove, in codice giallo, viene sottoposta a visita neurologica e a RMN encefalo e angio per un sospetto di trombosi venosa. L’esito dell’esame, però, non è attendibile, perché la paziente si era mossa, e l’accertamento non viene subito ripetuto. Patrizia alterna momenti di riso e pianto, è in stato confusionale e inizia ad avere difficoltà di deambulazione. Dopo alcune ore, lasciata sola su una barella nel corridoio del pronto soccorso, ne viene disposto il ricovero nel reparto di Neurologia. Le sue condizioni peggiorano e Patrizia viene sottoposta a RX torace e EEG urgente, e viene programmato un nuovo RMN per la mattina successiva.

Durante la notte le vengono somministrati antibiotico e cortisone ma all’indomani mattina, il 28 luglio, la 24enne è ormai «in stato di coma grave». Solo a questo punto viene accertata una «lesione vascolare ischemica a livello del ponte» e la paziente viene sottoposta a «trattamento endovascolare di trombectomia del tronco basilare» con ricovero nel reparto di Rianimazione. Il 10 agosto viene trasferita nel centro di Neuroriabilitazione dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e poi in diversi centri specializzati, anche all’estero, senza ottenere miglioramenti. Da allora Patrizia è in uno «stato irreversibile di tetraplegia, anartria, ipostenia del capo e della lingua», cioè non può muoversi né parlare, ma le capacità cognitive sono intatte. Secondo la Procura e le consulenti tecnici, se l’ischemia fosse stata diagnosticata in tempo si sarebbe potuta evitare la degenerazione delle sue condizioni. A risponderne sono ora sei medici.


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