E’ slittato al prossimo 7 giugno il processo d’appello per Lucio Marzo, il 19enne di Montesardo, frazione di Alessano, condannato in primo grado a 18 anni e 8 mesi di reclusione per l’ omicidio di Noemi Durini, la sua fidanzata di 16 anni, uccisa e occultata sotto un cumulo di pietre.

Il corpo fu rinvenuto il 13 settembre 2017, a dieci giorni dalla scomparsa. Il processo era fissato per questa mattina presso l’aula Cesare Malla, sezione minori, del tribunale ordinario di viale De Pietro. La Corte d’ Appello, presidente Maurizio Petrelli, ha accolto la richiesta del legale difensore di Lucio Marzo, avvocato Luigi Rella che ha chiesto che venga dedicata alla discussione un’udienza ad doc, vista la complessità del carico di udienze in programma oggi presso la Corte d’Appello. Alla richiesta non si sono opposti i legali delle parti. Lucio era presente in aula. Tradotto dal carcere di Quartuccio, dove é detenuto. Il suo legale parla di lui come di una persona diversa, «molto cambiata e che sta prendendo coscienza del reato di cui si è macchiata».

“Dopo quanto ha fatto, dovrebbe prendersi la responsabilità di dire lasciatemi marcire qua dentro perché ho tolto la vita ad una ragazzina di 16 anni”. Lo ha detto Imma Rizzo, la madre di Noemi Durini, uscendo dall’aula del tribunale. La donna non nasconde la sua delusione per l’allungarsi ulteriormente dei tempi della giustizia. «E’ inverosimile che si prendano altri giorni, mia figlia é stata sepolta anche viva e 18 anni e 8 mesi il suo assassino se li deve fare tutti» . «Mia figlia aveva solo 16 anni – dice Umberto Durini – dice il padre di Noemi – è morta per proteggere un assassino. Noemi ha voluto bene a Lucio, lo ha sempre protetto, questa é stata la sua condanna e io non l’ho saputa proteggere».

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