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Bari, inchiesta sulla “palazzina della morte” a Japigia: “Non archiviate, a rischio intero quartiere”

Pubblicato da: redazione | Gio, 27 Giugno 2019 - 13:45
I vigili del fuoco in azione in via Archimede
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Il gip del Tribunale di Bari Valeria La Battaglia si è riservata di decidere sulla opposizione alla richiesta di archiviazione dell’indagine sulla palazzina di via Archimede 16, nel quartiere Japigia di Bari, nella quale almeno 21 inquilini, dalla metà degli anni Novanta ad oggi, si sono ammalati, e molti di loro sono deceduti, di neoplasie rare che sarebbero state causate dai roghi di una ex discarica comunale vicina al condominio.

Questa mattina, nell’ex sezione distaccata di Bitonto, l’avvocato Michele Laforgia, che rappresenta il Comitato delle famiglia di via Archimede 16, ha chiesto al giudice che non archivi l’inchiesta e che, anzi, disponga indagini suppletive. «Ci sono morti e malattie che si stanno manifestando in questi giorni, almeno tre nuovi casi di neoplasie», ha detto il legale dopo l’udienza. «I fatti sono vecchi ma i reati recentissimi e anzi rischiano di essere futuri, perché si tratta di tumori che hanno un periodo di incubazione anche di 30-40 anni e quindi i reati si stanno consumando tuttora».

Il pm che ha coordinato le indagini, Baldo Pisani, assente oggi all’udienza, ha chiesto l’archiviazione ritenendo che sia trascorso troppo tempo per individuare i responsabili, i sindaci e i direttori Amiu del ventennio dal 1962 al 1988. Ma chi vive in quello stabile, ribattezzato “la palazzina della morte”, ha ancora paura. «Sarebbe assurdo – continua il legale – che in una regione come questa, devastata da problemi ambientali, proprio a Bari, dove abbiamo avuto e continuiamo ad avere una enorme emergenza ambientale correlata all’esposizione all’amianto della Fibronit, non ci fosse una indagine completa su una vicenda di questo tipo».

«Probabilmente – aggiunge – la questione non riguarda soltanto quella palazzina, ma l’intero quartiere nato a ridosso della discarica, non a caso un pezzo di periferia della città. Non è una vicenda su cui si può chiudere un fascicolo e metterlo in un archivio. Sarebbe davvero scandaloso se questo avvenisse».

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