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La Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto «è disponibile ed attenta a valutare, senza pregiudizi, l’offerta vincolante espressa da Sri» per acquisire la Cassa di Risparmio di Orvieto (di cui è azionista di minoranza con il 26%) dalla Banca Popolare di Bari che ne detiene il restante 74%.

In una nota il presidente della Fondazione Gioacchino Messina afferma di «attendere tutte le informazioni utili e necessarie. Siamo, comunque, positivamente impressionati dall’interesse manifestato da Sri (gruppo fondato dall’imprenditore Giulio Gallazzi ndr), perché riteniamo che la Cassa di Risparmio di Orvieto sia una banca solida, le cui difficoltà vanno ricercate principalmente nelle ricadute negative causate dalle inefficienze della capogruppo».

«I fondamentali – rileva – lo dimostrano: CET1 a quasi il 12% (la Banca Popolare di Bari al 9 % a giugno), NPL al 2% e NPE al 6% (la Banca Popolare di Bari 18% a giugno) e liquidità ampiamente sopra i minimi. Sono indici ampiamente migliori rispetto a molte banche italiane, compresa la stessa Banca Popolare di Bari, i cui organi sociali ad oggi non hanno approvato il bilancio 2018 e a cui il revisore non ha ancora rilasciato la relativa certificazione per ragioni legate alla continuità aziendale. Purtroppo, questi numeri sono gravati dall’incidenza dei costi che derivano sia dalle inefficienze della capogruppo, sia dai limitati ricavi, dovuti ad una miope capacità commerciale. Ad aggravare la situazione, un piano industriale inadeguato ed azioni commerciali inadatte ad integrare, in modo costruttivo, l’operatività delle due banche con il territorio. Piano che il CdA di Cassa di Risparmio di Orvieto, pur nella consapevolezza della sua inattuabilità, sta dimostrando di non saper ostacolare».


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