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In Puglia il Consiglio regionale lo scorso 23 luglio ha votato all’unanimità una mozione con la quale si richiede l’attivazione di percorsi di esenzione per le donne con mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2. Geni responsabili di circa il 50% delle forme ereditarie di tumori della mammella e/o dell’ovaio.

Da allora nulla è stato fatto e sull’argomento in commissione regionale sono stati ascoltati vari rappresentanti e professionisti medici.

“Le audizioni di autorevoli esponenti del mondo sanitario e delle associazioni, che ogni giorno toccano con mano le difficoltà dei pazienti – spiegano i consiglieri regionali de La Puglia con Emiliano, Paolo Pellegrino e Giuseppe Turco, e di Direzione Italia Luigi Manca, – hanno dimostrato l’utilità della nostra mozione, votata all’unanimità lo scorso 23 luglio dal Consiglio regionale. Per questo la giunta regionale deve accelerare con le strutture preposte l’individuazione di risorse umane e finanziarie per dare una risposta chiara, non più rinviabile, a questo tema. Siamo rimasti molto colpiti dalla commozione con la quale la dottoressa Elisabetta De Matteis dell’Oncologico di Lecce ci ha raccontato di donne, da lei definite doppiamente sfortunate, che spesso non possono sostenere le cure perché, solo per i ticket, dovranno spendere di tasca propria dai 500 a 600 euro. E in altre Regioni d’Italia quella esenzione, che chiediamo noi, viene applicata. Ma non solo. In altre Regioni – spiegano ancora –  anche a noi vicine come la Campania, sono previsti appositi percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) per le donne a rischio eredo-familiare. Perché non farlo allora anche in Puglia per perseguire la strada della prevenzione e dell’assistenza costante? Questa non è una battaglia politica, e non a caso la stiamo conducendo trasversalmente senza distinzioni di maglia e di partito, ma una battaglia di giustizia”.

Il tumore alla mammella

Il tumore della mammella rappresenta il tumore più frequente nella donna: nei Paesi industrializzati 7 donne su 100 sviluppano una neoplasia mammaria nell’arco della vita mentre il tumore dell’ovaio interessa circa il 2% delle donne.

Nell’ambito di questi tumori è oggi possibile operare delle distinzioni: si parla infatti di tumori sporadici o familiari/ereditari. Il 75% circa dei tumori mammari è di tipo sporadico, cioè si sviluppa nella popolazione generale in assenza di familiarità ed è per lo più correlato a fattori ambientali. Il restante 25% dei tumori mammari è invece di tipo familiare o ereditario (la classificazione differisce in base alla numerosità, grado di parentela o età di insorgenza di parenti affetti da neoplasia mammaria): il rischio di sviluppare tumori della mammella e/o dell’ovaio infatti è più elevato se altri membri della propria famiglia si sono ammalati di queste neoplasie.

Sono stati scoperti due geni responsabili di circa il 50% delle forme ereditarie di tumori della mammella e/o dell’ovaio:
– Gene BRCA1 presente sul cromosoma 17
– Gene BRCA2 presente sul cromosoma 13.

Le donne che ereditano la mutazione a carico del gene BRCA1 hanno il 45-60% di probabilità̀ di sviluppare un tumore della mammella, e il 20-40% di probabilità̀ di sviluppare un tumore dell’ovaio nell’arco della loro vita;
Le donne che ereditano una mutazione a carico del gene BRCA2 hanno il 25-40% di probabilità̀ di sviluppare un tumore della mammella e il 10-20% di probabilità̀ per il tumore dell’ovaio.

Il test genetico, che permette di verificare la presenza di mutazioni genetiche, consiste in un prelievo di sangue.

L’audizione in commissione

A parlare di questo in Commissione il direttore dell’oncologico di Bari, il dirigente medico dell’oncologico di Lecce e rappresentanti delle associazioni femminili sul tema della prevenzione del cancro. Tutti hanno sostenuto  la necessità di programmi che consentano alle donne di poter effettuare i test di sorveglianza sia sotto forma sporadica che ereditaria senza dover andare fuori dalla Regione Puglia e contenendo i costi.

“Se una donna deve pagare di tasca propria tutti gli esami dovrà spendere di tasca propria da 500 a 600 euro solo di ticket– hanno detto – cifre non per tutte sostenibili”.

La Regione Puglia spende 3 milioni di mobilità passiva contro i 256mila euro che spenderebbe se gli esami fossero effettuati nei nostri ospedali.


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