Afewerki Ghebremichael è il primo studente rifugiato laureatosi all’Università Aldo Moro di Bari. Nel pomeriggio c’è stata la cerimonia di consegna della pergamena di laurea alla presenza del rettore Stefano Bronzini. L’evento si è tenuto in apertura del seminario di studio su Valorizzazione dei titoli e delle competenze di migranti e rifugiati a cura del centro per l’apprendimento permanente (Cap) dell’ateneo sorto nel 2016 nell’ambito del progetto di integrazione dei migranti.

«È un momento di grande soddisfazione – ha detto il rettore Bronzini – per l’Università tutta, è solo l’inizio di altre esperienze di integrazione che continueremo a realizzare nelle nostre aule. Siamo orgogliosi di lanciare un messaggio di pace e di collaborazione internazionale in un momento storico come questo». «Ho lasciato in Eritrea la mia famiglia e tutta la mia gente – ha detto Ghebremichael -, sono arrivato a Bari nel 2010 dopo un lungo viaggio e sono stato accolto con affetto dalla grande famiglia dell’ateneo barese. Le difficoltà sono state molto soprattutto per l’apprendimento della lingua italiana molto diversa dalla mia. Ora dopo la laurea triennale in scienze politiche proseguirò gli studi con la specialistica in diritto internazionale presso l’Università di Bologna dove sono stato ammesso al corso universitario in inglese». «È una grande soddisfazione per l’intera comunità formativa dell’ateneo – ha detto la coordinatrice del Cap, Fausta Scardigno – è un punto di arrivo ma anche di partenza perché questo è un risultato di squadra e lo stesso risultato dobbiamo farlo ottenere agli altri studenti internazionali seguiti dal nostro ateneo. Questa è una settimana particolare, partita ieri e che finirà venerdì prossimo, perché i valutatori del Consiglio d’Europa considereranno le competenze pregresse di 47 rifugiati che, anche in assenza del titolo di studio originale, potranno essere inseriti nei nostri corsi di laurea».

«È un dovere per le istituzioni che accolgono per l’istruzione terziaria – ha proseguito Scardigno – e noi siamo tra le università che aderiscono al manifesto delle Università Inclusive promosso dall’UNHCR garantendo che il capitale umano non vada sprecato e quindi valorizzato. È necessario che il simbolo di quella pagella trovata nella tasca del bambino annegato insieme ad altri profughi rimanga nella memoria di tutti come necessità di riconoscimento di quella che è la formazione acquisita nel proprio Paese di origine per poter ripartire in una formazione sempre più ampia».

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