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Marco Jacobini nel 2018 avrebbe percepito redditi per oltre 3 milioni di euro da Banca Popolare di Bari, di cui era presidente e amministratore di fatto. È uno dei particolari che emergono dall’indagine sulla presunta malagestione dell’istituto di credito barese, riportati nell’ordinanza di arresti domiciliari per tre persone, tra le quali Marco Jacobini e suo figlio Gianluca, e di interdizione per l’ex ad Vincenzo De Bustis Figarola. Negli atti, con riferimento ai 3 milioni di euro percepiti dall’ex presidente, si parla di importo «smisurato soprattutto con riferimento alle funzioni svolte all’interno della Banca e se rapportato alla situazione di grave dissesto patrimoniale della banca». Si ricorda anche che quel compenso è anche oggetto di una delle contestazioni di ostacolo alla vigilanza di Banca d’Italia, tuttavia non riconosciuta dal gip in quando «condotta meramente omissiva, non accompagnata da alcun mezzo di natura fraudolenta».

 Inoltre, secondo quanto emerso dalle indagini, Marco e Gianluca Jacobini poche ore prima del commissariamento della banca avrebbero messo «in atto condotte di occultamento dei profitti illeciti» trasferendo dai loro conti correnti, cointestati alle rispettive mogli, somme per complessivi 5,6 milioni. È uno dei particolari che motivano le esigenze cautelari per i due ex amministratori della Banca Popolare di Bari, oggi arrestati. Il trasferimento dei fondi sarebbe avvenuto il 12 e il 13 dicembre scorsi. BpB è stata commissariata dal Governo il 13 dicembre.

I commissari straordinari Enrico Ajello e Antonio Blandini, che il 13 dicembre hanno preso in mano la gestione dell’istituto di credito, hanno depositato il 18 dicembre in Procura note della «Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia». Nelle note si evidenziano cinque segnalazioni di operazioni sospette del 12 e 13 dicembre, relative al trasferimento verso Banca Sella «di ingenti fondi detenuti presso la BpB» con decine di assegni circolari e bonifici intestati a familiari o a società a loro riconducibili, un’agenzia Allianz e la Società Agricola Masseria Donna Giulia srl. «Trattasi di operazioni poste in essere nella imminenza della formalizzazione del commissariamento (e tutt’ora in corso) – si legge negli atti – che dimostrano l’intenzione di sottrarre i profitti illeciti ad eventuali operazioni di sequestro da parte dell’autorità giudiziaria».

Negli atti si evidenzia, inoltre, che «i dirigenti, benché dimessisi o rimossi da precedenti incarichi di vertice presso la Banca Popolare di Bari a causa delle evidenti responsabilità emerse a loro carico, risultano tutti ricoprire, a vario titolo, numerose cariche o rappresentanze in diversi soggetti giuridici operanti nel settore bancario, assicurativo e dei servizi a sostegno delle imprese». In particolare emerge il ruolo di procuratore della Allianz Spa ricoperto da Marco Jacobini, rappresentante legale anche di altre due banche fuse per incorporazione vent’anni fa nella BpB, e quelli di Gianluca Jacobini ed Elia Circelli nella Cassa di risparmio di Orvieto spa, banca appartenente al gruppo BpB. «Tale situazione – si legge nell’ordinanza – pone gli indagati non solo in condizione di poter potenzialmente reiterare i reati contestati, ma anche di poter eventualmente porre in essere condotte tese ad un inquinamento probatorio».

 


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