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“Il potere pubblico va esercitato con pudore e misura”. Lo dice a chiare lettere l’avvocato Michele Laforgia, presidente della Giusta Causa, che ieri ha scritto un post su Facebook diventato subito virale.

Sotto accusa l’atteggiamento del sindaco Antonio Decaro in merito all’anziano multato in corso Mazzini.  “Come si sa, Antonio Decaro è mio amico e lo considero un ottimo sindaco – scrive Laforgia –  Proprio per questo, devo dire che non condivido il suo modo di far osservare le regole di distanziamento sociale. Lo dico subito, a scanso di equivoci: sono regole che rispetto e che tutti dobbiamo rispettare, obbedendo senza eccezioni alle prescrizioni delle autorità. E comprendo anche che un sindaco si senta chiamato a dare il buon esempio, verificando in prima persona il comportamento dei “suoi” cittadini. Lo comprendo, anche se non lo condivido del tutto, perché il potere pubblico va esercitato con pudore e misura. E dissento apertamente quando si traduce nel mettere alla gogna, a reti unificate – il video è ormai dappertutto, reti nazionali comprese – un anziano che si recava, sbagliando, a pranzare dalla figlia. Se vuoi fare il padre morale della cittadinanza – e ammesso che questo sia il ruolo di un sindaco – fai spegnere la telecamera e lo accompagni a casa, o vai a fare, privatamente, il cazziatone alla figlia. Ma esporre un anziano al pubblico ludibrio non va bene. E spero che Antonio se ne renda conto e riconosca che in questa occasione, sia pure a fin di bene, si è fatto prendere la mano”.

Laforgia discute anche sull’ammontare della sanzione.  “Ne approfitto per dire – continua –  che sanzionare con 533 euro un comportamento di questo tipo è semplicemente ridicolo. Le sanzioni devono essere proporzionate alle trasgressioni, anche nello stato di emergenza: altrimenti dovremmo fucilare seduta stante tutti coloro che si mettono alla guida ubriachi, o circolano con una mano sul volante, la sigaretta in bocca e il cellulare nell’altra. Stamattina, peraltro, mi è capitato di dover andare al Policlinico, dove, a parte l’assenza di qualsiasi distributore di detergente per le mani, ho constatato con i miei occhi numerosi ‘assembramenti’, anche nei pressi della caffetteria interna, misteriosamente aperta. Non credo di dover sottolineare che gli ospedali sono i luoghi a maggior rischio di contagio, a Bari come in tutta Italia, e che proprio dagli ospedali sono partiti i primi focolai dell’infezione, mietendo vittime anche fra medici e infermieri. Ecco, se proprio vogliamo dare il buon esempio dovremmo partire da lì, non dagli anziani che circolano per strada, magari perché, a differenza nostra, sono soli e non hanno una casa confortevole in cui stare”.

“C’è una retorica del popolo irresponsabile che non mi piace e con cui non sono d’accordo. Non è per colpa della “gente” che ci troviamo nei guai, non è la “gente” ad aver disarmato la sanità pubblica, sottovalutato l’epidemia in Cina, girato spot per invitare Milano e Bergamo a non fermarsi, proseguito i campionati di calcio negli stadi sino a marzo inoltrato, omesso di distribuire mascherine nelle fabbriche e negli ospedali prima che diventassero introvabili, sottovalutato il pericolo del contagio nelle case di riposo per anziani (e, tuttora, nelle carceri). La “gente” tutto sommato è rimasta a casa, come dimostrano i grafici degli spostamenti registrati da Google e le curve dei ricoveri e del contagio negli ultimi giorni. E continuare a prendersela con la “gente” – conclude –  è un modo per nascondere le colpe e i ritardi di chi aveva la responsabilità di pensarci prima e il potere per agire preventivamente. Certo, non è tempo di polemiche. Ma neppure per portare il cervello all’ammasso”.


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