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Verso la fase 2 l’emergenza economica si affianca a quella sanitaria. Secondo le elaborazioni di Confesercenti, su dati studi di settore Istat, nel 2020 la pandemia coronavirus provocherà ingenti perdite di fatturato nel periodo compreso tra marzo e dicembre.

Con l’avvio della fase 2 a partire molto probabilmente dal 4 maggio, quali iniziative intraprendere per impedire che la situazione economica subisca un tracollo, se si considera che nel commercio le inattività riguarderebbero il 60% delle imprese, mentre nel turismo (alloggio e ristorazione), le inattività – secondo l’Istat – riguarderebbero il 90% delle imprese?’. Lo chiede Benny Campobasso, presidente Confesercenti Puglia,  analizzando le stime evinte da studi di settore che hanno osservato l’andamento di alcune tipologie di esercizi commerciali (escluse le farmacie) che fanno parte del mondo delle Pmi.

Ecco le perdite di fatturato previste per l’anno in corso (marzo/dicembre 2020):

Totale per esercizio

(euro)

Perdita annua

(%)

Pubblici esercizi

55.742

– 29,4%

Alberghi

124.496

– 31,0%

Commercio al dettaglio non alimentare*, di cui:

27.450

– 18,3%

  • Abbigliamento

64.869

– 25,7%

  • Mobili, tessili e arredamento

101.053

– 23,5%

  • Giochi, giocattoli, articoli sportivi

59.332

– 24,5%

fonte: elaborazioni Confesercenti su dati Studi di settore, Istat, MiseOsservatorio commercio *escluse le farmacie

Le misure messe in campo dal Governo per assicurare liquidità alle imprese e sostenere il reddito di lavoratori, imprenditori e professionisti, sono senz’altro importanti ma vanno accelerate, rese certe e trasparenti le procedure per l’erogazione. In secondo luogo, queste risorse non saranno in grado di colmare i mancati ricavi e redditi, anche perché, con riferimento agli interventi sulla liquidità, pur se realizzati a tassi agevolati, siamo di fronte a prestiti che vanno restituiti.

‘È necessario, a nostro parere, arrivare a definire gli indennizzi/finanziamenti a fondo perduto, commisurati al valore dei mancati redditi, per dare la possibilità alle imprese ed agli imprenditori di non chiudere definitivamente (da un sondaggio Swg-Confesercenti alle imprese di turismo e commercio circa il 33% teme di non riaprire)’, spiega il presidente Confesercenti Puglia.

Inoltre, lo svolgimento in sicurezza delle attività commerciali di cui è garantito l’esercizio (sanificazione, distanza di sicurezza, ingressi scaglionati negli esercizi per evitare affollamenti, etc.), pone altri interrogativi: ‘cosa si intende esattamente per sanificazione? E’ una pulizia che può curare l’impresa o bisogna rivolgersi a società certificate? Non è un punto di poca importanza visti i costi che i vari tipi di sanificazione possono prevedere: da poche centinaia a qualche migliaio di euro. E poi: tutti i costi devono essere scaricati sulle imprese o trattandosi di garanzie per la pubblica sicurezza devono essere garantiti dalle istituzioni?’, conclude Campobasso.


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