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“Scatole in plexiglass? Un incubo”. A parlare è Antonio Capacchione, presidente del Sib, sindacato italiano balneari. Con le festività pasquali ormai alle spalle e l’arrivo prepotente di quella che, ad ogni buon grado, sembra essere la tanto attesa bella stagione, acceso si fa il dibattito sul futuro del settore turistico in Italia e, in particolar modo, in Puglia. E mentre la task force regionale, coordinata dal virologo Pierluigi Lopalco è al lavoro per sciogliere nel più breve tempo possibile i nodi legati alla ripartenza in vista della cosiddetta Fase 2, tante sono le ipotesi avanzate per permettere agli utenti la fruizione degli stabilimenti balneari.

Presidente, iniziamo col fotografare l’attuale situazione del settore balneare in Puglia. Quale quadro possiamo delineare al momento?

Indubbiamente, ciò che riscontriamo è un globale impoverimento del settore e una paura generalizzata per il futuro. Tuttavia, come Sib – Sindacato Italiano Balneari, negli scorsi giorni abbiamo incontrato il professor Lopalco e i rappresentanti della Regione, con i quali ci siamo confrontati sul tema della ripresa: un confronto dal quale abbiamo ricavato motivi di ottimismo e di incoraggiamento dovuti al fatto che, fortunatamente, la diffusione virale sul territorio pugliese non ha raggiunto i livelli allarmanti delle regioni del Nord Italia. È stata, questa, un’ottima occasione per iniziare ad immaginare la ripartenza del settore della balneazione in Puglia, seppur con i tempi necessari e le modalità che saranno convenute dal confronto con le autorità sanitarie prima e con gli operatori del settore poi.

Che tipo di fruizione ci si deve aspettare per la stagione estiva 2020?

Si tratterà, senza ombra di dubbio, di un turismo di prossimità. Negli scorsi anni la Puglia, come molte altre regioni d’Italia, ha goduto di ottimi flussi turistici internazionali che, per questa stagione, subiranno, purtroppo, una battuta d’arresto a causa del blocco della mobilità internazionale. L’auspicio è che ciò non accada anche a livello interregionale, ma non possiamo fare a meno di entrare nell’ottica di puntare tutto o quasi sulla domanda cosiddetta “domestica”.

E, in merito alla riapertura degli stabilimenti balneari, tante sono le ipotesi avanzate, proprio in questi giorni, nell’ambito del dibattito italiano sul tema: dai vani di plexiglass, ai tunnel igienizzanti per l’accesso ai lidi. Qual è la vostra idea a riguardo?

Riteniamo che alcune delle proposte avanzate ultimamente possano essere definite delle vere e proprie macchine infernali. Una scatola di plexiglass sulla spiaggia sarebbe un incubo per qualsiasi bagnante e, considerando le temperature che mediamente si raggiungono in Puglia tra luglio e agosto, sarebbe come installare delle saune sul bagnasciuga: una soluzione che farebbe scappare perfino i titolari degli stabilimenti. Ovviamente, sono tante altre le ipotesi che, al momento sono al vaglio degli esperti. Nel giro di una decina di giorni, attendiamo che il comitato scientifico coordinato dal professor Lopalco possa indicarci le possibili soluzioni tecniche, che saranno oggetto di un successivo confronto con gli addetti ai lavori e chi, di fatto, ha maturato l’esperienza sul campo, per verificare i termini dell’applicabilità. La certezza è che, entro la fine di maggio dovremo avere pronta l’alternativa alla classica pulizia e sanificazione a secco.

Quali sono le principali direttrici lungo le quali ci si muove?

Qualsiasi sarà la soluzione adottata per la riapertura dei lidi, dovranno essere garantiti due principi fondamentali: quello del distanziamento e quello della sanificazione. A questo, possiamo aggiungere la tracciabilità degli utenti e lo studio degli indici relativi ai flussi e all’affollamento degli stabilimenti. Queste sono dunque le linee guida di base, che saranno declinate nelle modalità più opportune suggerite dalla scienza con l’inevitabile supporto della tecnologia.

Non solo bagni e sole nei lidi pugliesi, ma anche pranzi, ricevimenti ed eventi in genere: come se ne esce?

Uno stabilimento balneare è una grande macchina che consta di tipologie di servizi diversi e per i quali, in questa ripresa, si necessiterà di metodologie e forse anche di tempi di gestione diversi. Di certo, questa domanda mi consente di portare all’attenzione un altro spinoso problema che affligge il settore e che, fino ad ora, il governo non ha affrontato, a nostro avviso, con la dovuta diligenza: parliamo dello stato di enorme incertezza in cui si trovano oggi tutti i lavoratori stagionali, che attendevano proprio il periodo estivo per essere assunti. Un enorme esercito di lavoratori composto da cuochi, baristi, camerieri, bagnini, parcheggiatori, per i quali sono ferme le attività di formazione, recruiting e che, al momento, non hanno alcuna garanzia per il prossimo futuro. Chiediamo a gran voce che il governo posi gli occhi anche su di loro, figure fondamentali per la garanzia degli elevati livelli qualitativi dell’offerta turistico-ricettiva pugliese.

(foto Ansa)


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