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I danni per l’illecita diffusione di migliaia di giornali, riviste e libri attraverso Telegram sono stati stimati dalla Procura di Bari in 670mila euro al giorno, corrispondenti a circa 250 milioni di euro all’anno, «giacché gli utenti iscritti ai canali in argomento sarebbero circa 580 mila, in aumento nel periodo di diffusione del virus Covid-19, e con un incremento dell’88% delle testate diffuse illecitamente». È uno dei particolari che emergono dal provvedimento di sequestro preventivo di urgenza disposto dalla Procura di Bari.

«L’applicazione Telegram risulta sviluppata dalla Telegram LLC con sede in Dubai, società nota per proteggere i dati e la privacy degli utenti» e, per questo, «allo stato attuale non sono identificabili gli amministratori dei singoli canali». Lo spiegano gli inquirenti della Procura di Bari nel provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza disposto nell’ambito dell’inchiesta sulla pirateria digitale di migliaia di copie di giornali, riviste e libri attraverso 19 canali Telegram, ora oscurati. «I riscontri finalizzati all’identificazione del soggetto titolare del canale, al quale ricondurre la responsabilità circa l’illecita immissione del file piratato – si legge ancora nel provvedimento di sequestro – hanno dato esito negativo, in quanto sia il titolare del canale che gli iscritti non sono identificabili in alcun modo. Né tantomeno è stato possibile identificare il soggetto che ha inserito i contenuti digitali nel canale». Inoltre «non vi sono elementi – aggiunge la Procura – per poter affermare che i rappresentanti legali di Telegram siano consapevoli dei contenuti illeciti dei canali indicati» ma «dal momento che vi sia stata conoscenza del provvedimento, i rappresentanti legali di Telegram saranno consapevoli della eventuale prosecuzione dei reati, con le possibili ovvie conseguenze».


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