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Cosa resta della fase 2? Metri e metri di nastro biancorosso utilizzato per interdire panchine e giostre pubbliche dal lungomare alle piazze che giorno dopo giorno finiscono direttamente in mare (foto anteprima). A Bari, come in altre città italiane, durante il lockdown la polizia locale è intervenuta per delimitare le aree e renderle inaccessibili ai cittadini nel rispetto delle disposizioni anti assembramento dell’emergenza coronavirus.

Ma a un mese di distanza, e con il progressivo allentamento delle limitazioni sanitarie, arrivano decine di segnalazioni di cittadini preoccupati per le conseguenze ambientali. “A causa del vento e senza l’intervento di bonifica di qualche operatore comunale, i nastri biancorossi di plastica finiscono nel tratto di costa urbano. Qualcuno intervenga per la bonifica”, spiega un lettore di Borderline24.

Come segnalato nei giorni scorsi tra i nuovi rifiuti dell’emergenza coronavirus ci sono anche mascherine e guanti che in alcuni casi vengono gettati sul selciato. “Speriamo che il nostro appello venga accolto dal Sindaco Antonio Decaro e dall’assessore Pietro Petruzzelli. Non smettiamo di indignarci, questa non è la normalità”, scrivono sui social network i volontari di Retake Bari.


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