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Da una parte il Manuale della sicurezza della Regione Puglia, dall’altra le linee guida nazionali di Inail e Iss. In mezzo gli operatori turistici, i ristoratori, i gestori dei lidi che si sentono tra l’incudine e il martello e temono di essere schiacciati da regole che, se applicate alla lettera, renderebbero anti economico l’attività di impresa.

Ma a tendere una mano è il governatore Michele Emiliano, che apre a delle soluzioni alternative che possano tenere insieme sicurezza ed esigenze imprenditoriali. Ad esempio, sulle linee guida dell’Inail per gli stabilimenti balneari, Emiliano ieri ha voluto sottolineare che sono indicazioni “generali, ci sono spiagge con caratteristiche che danno comunque sicurezza, per esempio su altimetrie diverse, non tutte le spiagge sono come quelle dell’Emilia Romagna. Insomma ci sono location diverse, è chiaro che bisogna adattare questo principio del distanziamento al contesto reale”. Secondo l’Inail, tra una fila di ombrelloni e l’altra deve esserci una distanza di almeno cinque metri, una indicazione che, secondo i gestori dei lidi, comporterebbe la chiusura dell’80% delle strutture pugliesi. Ma Emiliano prova a fare il pompiere, la Regione sembra intenzionata a non seguire pedissequamente quanto stabilito dagli esperti a livello locale e nazionale, persino sul Manuale della sicurezza elaborato dalle Università pugliesi l’assessora al Turismo, Loredana Capone, si è più volte affrettata a evidenziare che si tratta “di linee guida” da calare nei vari contesti. Insomma, consigli più che prescrizioni. Vale per gli stabilimenti balneari, quanto per gli alberghi: ieri c’è stato un confronto tra task force e associazioni di categoria e Federalberghi ha presentato un proprio protocollo, etichettando come “irricevibile” il Manuale della sicurezza universitario. Il professore Pierluigi Lopalco ha preso l’impegno di studiare la proposta di Federalberghi, si partirà di lì per un documento finale condiviso. “Non possiamo medicalizzare le nostre strutture”, ha messo le mani avanti il presidente di Federalberghi Puglia, Francesco Caizzi.

Stesso discorso per i ristoratori, che contestano la distanza di 1,8 metri tra i tavoli inserita nel Manuale. “Noi proponiamo una distanza di un metro, con 1,8 metri molti locali non potrebbero lavorare, gli spazi dei nostri ristoranti e pizzerie sono limitati. Così come ci sono altre questioni da discutere, a cominciare dalle barriere sui tavoli: non riteniamo che si possano dividere, ad esempio, studenti che vivono già in stessi ambienti”, avvisa Gianni Del Mastro rappresentante di “Movimento impresa”, associazione di categoria di respiro regionale. Anche in questo caso si va verso una mediazione. Come accaduto per i parrucchieri e centri estetici, Emiliano dovrebbe firmare delle ordinanze ad hoc per stabilire le regole per le riaperture di ogni attività. Ordinanze che dovranno restare nel solco di quanto stabilito a livello nazionale, ma che si discosteranno per cercarle di adattarle alla realtà locale. Un gioco di equilibrismo, nella doppia speranza che il governo non le impugni, come accaduto in Calabria, e che il coronavirus non torni a correre. D’altronde, è quanto sta accadendo in tutte le regioni italiane, ognuna sta procedendo in autonomia facendo attenzione a non esagerare per non vedersi impugnata l’ordinanza davanti al Tar da parte dell’Esecutivo Conte.


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