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Appena scarcerato, Domenico Masciopinto dopo aver scontato 13 anni per aver preso parte al commando che, nel 2003, uccise per errore il giovane Gaetano Marchitelli (in foto i genitori del ragazzo con il sindaco Decaro durante una cerimonia di commemorazione), tornò attivo nel clan Di Cosola e prese in consegna un’arma da guerra.

E’ quanto emerge da un’inchiesta dei carabinieri di Bari che hanno arrestato e portato in carcere Masciopinto, classe ‘84, mentre Antonio De Finis è stato posto ai domiciliari per i reati di detenzione e porto di arma da guerra e ricettazione, con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare l’attività dell’associazione mafiosa. Le indagini, che secondo i carabinieri hanno “permesso di accertare l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza” a carico dei due arrestati per la detenzione e il porto abusivo di un fucile d’assalto AK 47 Kalashincov, sono state condotte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo, che condividendo le risultanze investigative, ha chiesto ed ottenuto il provvedimento restrittivo dal Gip del Tribunale. Dalle indagini è emerso che l’arma da guerra è stata a disposizione del clan Di Cosola nel corso del contrasto armato con l’avverso clan Strisciuglio nel quartiere San Pio di Bari e successivamente consegnata nel 2018 a Domenico Masciopinto non appena scarcerato.

 


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