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«La trattativa con il governo si muove sicuramente sull’ingresso di un socio istituzionale, è un impegno contrattuale e siamo contenti di questa trattativa». L’Ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, ha scelto la platea televisiva di Porta a Porta per annunciare che la multinazionale ha «accettato che nel capitale di ArcelorMittal entri un investitore istituzionale, individuato in Invitalia, quindi è sicuramente compatibile un lavoro insieme».

La manager ha commentato positivamente la call conference che si è svolta nel primo pomeriggio e che ha segnato l’avvio della discussione del coinvestimento dello Stato in ArcelorMittal. All’incontro hanno partecipato Francesco Caio, consulente del Governo per il dossier ArcelorMittal; Domenico Arcuri, amministratore delegato della società pubblica Invitalia; e Ondra Otravec, dirigente Fusione acquisizioni della multinazionale. «Abbiamo parlato – ha spiegato Morselli – di regole di valutazione dell’azienda, a cui ci atterremo. Questo determinerà le varie posizioni. C’è un piano di investimenti che richiede questo tipo di colloqui e di scambio di documentazione. In parallelo c’è il lavoro su come sarà l’azienda nei prossimi anni, ma le cose sono abbastanza collegate».

Gli accordi «di marzo sono azioni – ha ribadito l’Ad di ArcelorMittal – a cui tutto il governo si è rifatto in questi giorni. Ribadisco che anche per noi quegli accordi di marzo sono vincolanti e intendiamo rispettarli». Rispondendo ad una considerazione di Bruno Vespa che ha detto di aver visto Lucia Morselli «innamorata dell’acciaieria» la stessa dirigente d’azienda ha ammesso che è una considerazione «molto vicina alla realtà. Credo – ha aggiunto – che dobbiamo essere tutti orgogliosi di questo impianto, il più bell’impianto d’Europa, il più moderno, il più potente, tutti ce lo invidiano.

E credo che sia un privilegio essere a lavorare lì». Morselli ha spiegato che vengono confermati gli investimenti sul piano ambientale e che il colosso franco-indiano ha «lavorato su quello che doveva essere un equilibrio di forza-lavoro considerando che questa è un’acciaieria che per qualche anno, per legge ambientale, deve rimanere ferma ai 6 milioni di tonnellate d’acciaio annue, quindi non può salire. È evidente che fino a quando non possa arrivare agli 8 milioni di tonnellate, di cui si è parlato anche negli accordi di marzo, il personale risulta leggermente in eccesso.

Questo è un dato di fatto». Il governo sapeva, ma «ha preferito in quella fase – ha chiarito l’amministratore delegato – non coinvolgere il sindacato in questa negoziazione, i numeri non sono stati esplicitati ma è stato esplicitato molto chiaramente il concetto, e cioè che l’azienda doveva essere in equilibrio economico». Immediata la replica su Twitter del viceministro all’Economia Antonio Misiani: «la dottoressa Morselli dichiara che il Governo saprebbe da marzo di eventuali esuberi all’ex Ilva, ma in quell’accordo – ha chiosato l’esponente del governo – non era previsto alcun esubero. Il governo vuole portare avanti l’intesa del 4 marzo senza arretrare sul fronte della tutela dell’occupazione». E anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Stefano Buffagni replica: «la Morselli parla di esuberi già a conoscenza del Governo? Non esiste nulla di tutto questo negli accordi di marzo; non si gioca sulla pelle delle persone: sulla tutela occupazionale non si arretra!»


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