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Incarichi e consulenze, compensi agli amministratori, ai direttori generali, ai direttori tecnici, spese di rappresentanza. Sono alcuni dei costi che secondo la Procura di Bari potrebbero aver contribuito a causare il fallimento delle società Mediterranea ed Edisud, rispettivamente proprietaria ed editrice della testata giornalistica.

I documenti relativi a queste presunte «operazioni distrattive» sono stati sequestrati oggi dai finanzieri del Nucleo di polizia economica e finanziaria durante una perquisizione disposta dalla Procura di Bari nell’ambito di una indagine per bancarotta fraudolenta a carico di Franco Capparelli, ex direttore generale di Edisud e amministratore delegato di Mediterranea. Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi con i sostituti Lanfranco Marazia e Luisiana Di Vittorio, si ipotizza che dal 2016 al 2020 le due società, dichiarate fallite dal Tribunale di Bari con concessione dell’esercizio provvisorio, abbiano accumulato debiti per circa 50 milioni di euro.

La Procura ritiene che l’organo amministrativo delle società abbia realizzato «sospette operazioni di dispersione di valori aziendali» attraverso «l’accumulo di ingenti debiti verso agenzie fiscali ed enti previdenziali nonché scelte manageriali improntate a favorire soggetti terzi in evidente conflitto di interessi». Le perquisizioni sono state eseguite negli uffici amministrativi e tecnici della sede della Gazzetta del Mezzogiorno, «diversi – si precisa nel decreto – da quelli in uso ai giornalisti per l’esercizio del diritto di cronaca».


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