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«Siamo diventati il capro espiatorio dei contagi in Italia nonostante non ce ne sia mai stato uno in nessuna discoteca. Siamo i demoni. Speriamo si ricordino di aver messo un intero settore sul lastrico». L’amministratore unico della discoteca Praja di Gallipoli (Lecce), Pierpaolo Paradiso, critica aspramente la decisione del governo di chiudere le discoteche per prevenire il rischio di contagi fra i giovani che potrebbero dare origine a pericolosi focolai in tutta Italia. Proprio il Praja nei mesi scorsi è stata al centro di polemiche dopo la serata con il noto dj Bob Sinclair e le immagini di moltissimi giovani che ballavano senza distanziamento.

«Quella sera, però – assicura Paradiso – già lavoravamo al 50%, infatti nonostante la nostra capienza è di 3.600 persone, l’avevamo ridotta a 2.100 e quella sera ce n’erano appena 1.450». «Abbiamo fatto sempre tutto quello che ci ha chiesto lo Stato, dalle mascherine al controllo della temperatura – prosegue – e ora decidono di chiuderci da un giorno all’altro: perché non fanno lo stesso con bar, ristoranti e spiagge?». Paradiso sottolinea che «i nostri dipendenti non riusciranno a raggiungere le giornate necessarie per avere la disoccupazione: vediamo solo buio davanti a noi». L’amministratore unico del Praja spiega che adesso ci sono «i magazzini pieni di alcolici già ordinati, e gli ospiti pagati per importi considerevoli: oggi ho dovuto chiamare Bobo Vieri e dirgli di non venire più». Forse, ipotizza, «recupereremo le date nel 2021 se saremo ancora in piedi, ma molti di noi non ce la faranno». Per il Praja, rileva Paradiso, questa chiusura costerà «dai 500 ai 600mila euro» e «non parlo di mancati incassi ma di alcolici e ospiti pagati». Paradiso pensa anche ai tanti giovani che ci sono nelle città turistiche che «ora – afferma – non sapranno dove andare: a Gallipoli ci sono stati 20mila arrivi, almeno noi li tenevamo in un contenitore controllato, mentre ora vagheranno allo sbando». Il suo auspicio è che il governo aiuti il settore: «Vedremo – conclude Paradiso – l’inverno scorso le attività come le discoteche non hanno preso un euro».


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