Critiche dal sindacato degli inquilini al Piano Casa presentato dal Governo. Il Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari), attraverso il segretario nazionale e responsabile edilizia pubblica Nicola Zambetti, parla di un intervento “inadeguato” rispetto all’emergenza abitativa e privo di una visione strutturale. “Dopo sedici mesi di annunci, il Piano Casa si rivela insufficiente rispetto alla profondità del disagio abitativo”, sottolinea Zambetti, ricordando i numeri del settore: oltre 600mila famiglie in attesa di un alloggio pubblico e canoni di locazione sempre più difficili da sostenere.
Nel mirino del sindacato la scelta di puntare sulla realizzazione di 100mila alloggi in dieci anni, attraverso semplificazioni e deroghe urbanistiche per favorire interventi privati. “Si continua a inseguire la logica della proprietà, un modello che ha già mostrato i suoi limiti – afferma – senza affrontare il nodo dell’utilizzo del patrimonio esistente, a partire dagli alloggi sfitti”. Secondo il Sunia, l’impostazione del Piano non risponde alle esigenze delle nuove generazioni e della mobilità lavorativa. “I giovani chiedono affitti sostenibili, non mutui trentennali che vincolano le loro scelte di vita”, prosegue Zambetti, criticando anche le dichiarazioni del ministro Matteo Salvini: “L’idea che non si pagherà più l’affitto ‘a vuoto’ richiama una visione superata, che lega il valore della persona alla proprietà”.
Tra gli aspetti positivi, il sindacato riconosce l’annuncio di risorse per la ristrutturazione di 60mila alloggi pubblici sfitti, ma lo giudica insufficiente. “Gli immobili inutilizzati sono circa 100mila: serve un piano organico e continuativo, non interventi parziali”. Zambetti evidenzia inoltre una contraddizione tra i tempi lunghi degli interventi e l’immediatezza degli sfratti. “Si continuano a sfrattare famiglie per finita locazione o per difficoltà economiche, mentre aumentano gli affitti brevi e i redditi restano fermi”. Il Sunia chiede un cambio di rotta nelle politiche abitative: “Servono strumenti concreti per sostenere l’affitto, una riforma del sistema delle locazioni e un piano nazionale per l’edilizia pubblica. Oggi questi strumenti non ci sono”.
“Il Paese ha bisogno di un piano per l’affitto pubblico, fondato sul recupero del patrimonio esistente e su canoni sostenibili – conclude Zambetti – non interventi orientati alla rendita, ma politiche capaci di affrontare in modo strutturale una delle principali emergenze sociali”.
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