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Il turismo di massa, poco incline al rispetto delle regole anti-Covid, ma anche scarsamente rispettoso del decoro dei luoghi, sta caratterizzando l’estate 2020 in Puglia, secondo la denuncia di Domenico Vitto, presidente regionale di Anci e sindaco di Polignano a Mare (Bari), una delle località turistiche più apprezzate della costa pugliese.

“Non è semplice gestire una situazione complessa già di per sè a causa dell’emergenza sanitaria – spiega Vitto all’Agi – se a queste difficoltà si aggiungono quelle legate al turismo di massa e indisciplinato. Quest’anno prevale il turismo mordi e fuggi, disordinato, alimentato soprattutto dai giovani. In Puglia abbiamo avuto una vera e propria esplosione del turismo giovanile che facciamo fatica a gestire”.

A causa della pandemia, la stagione turistica si è notevolmente contratta ovunque, ma la Puglia, con in testa il Salento, ha fatto registrare una forte impennata delle presenze sin dallo scorso mese di luglio, con un picco intorno alla metà di agosto, consentendo al settore turistico e all’indotto di recuperare, anche se solo in parte, le gravi perdite registrate nei mesi precedenti.

“Sembra quasi che i giovani giunti nella nostra regione abbiano voglia di dimenticare un’emergenza sanitaria che esiste e che ci impone di mantenere alta la guardia”, osserva Domenico Vitto. I sindaci pugliesi si trovano spesso a dover fronteggiare le problematiche riguardanti il distanziamento sociale, la sicurezza e il decoro del territorio, senza avere a disposizione risorse umane e strumenti adeguati. Uno dei problemi principali resta quello dei controlli sulle spiagge libere, in una regione come la Puglia che ha quasi mille chilometri di costa. Più volte l’Anci ha fatto presente tali criticità.

A ciò si aggiunge il fenomeno del cosiddetto turismo cafone, irrispettoso dei luoghi e delle regole del decoro, caratterizzato da bivacchi, abbandono indiscriminato di rifiuti, risse, rumori molesti, consumo eccessivo di alcol. Anche su questi temi, amministrazioni comunali e operatori turistici sono scesi in campo denunciando l’impossibilità di far fronte ai necessari controlli e ad una efficace attività di repressione contro fenomeni che, tra l’altro, ledono l’immagine dei territori.


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