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“Non ho paura di morire, ma chiedo di poter vivere il tempo che mi resta in maniera dignitosa”. Sono parole che fanno impressione quelle di Giusy Terrafino, una donna di soli 51 anni di Mola di Bari, malata di cancro in fase terminale. Parole con cui esprime la sua disperazione in merito alla precaria situazione economica che accompagna un quadro clinico già fortemente compromesso:  un tumore mal diagnosticato nel dicembre del 2018 – secondo quanto riferito della donna – e “fertilizzato” da una cura ormonale non idonea, che lo ha portato a crescere, in pochi mesi, in maniera esponenziale. Una condizione che, a marzo del 2019, ha portato alla diagnosi di cancro al secondo stadio, a un intervento chirurgico e all’avvio del percorso di cura oncologico che, ad oggi, ha visto la donna, ex bracciante agricola, sottoporsi a numerosi cicli di chemioterapia. Cure che, alla luce della gravità del quadro clinico, non sono state sufficienti per arrestare l’avanzata del cancro che, ad oggi, risulta non più operabile. “L’oncologo mi ha dovuto comunicare che il tumore è arrivato dove non doveva – spiega Giusy Terrafino – e che, dunque, non ci rimane che tentare di cronicizzarlo, per conviverci nel migliore dei modi possibili”.

È ad una qualità della vita quando più alta e dignitosa possibile che puntano, quindi, le terapie a cui la donna si sottopone ogni giorno e che sono rese ancor più necessarie dagli effetti collaterali di alcune cure più forti, come quelle chemioterapiche. Acquisto di farmaci contro il dolore cronico, di gestro-protettori, di lenti per contrastare l’abbassamento della vista, visite specialistiche per la cura delle infezioni causate dalla scarsità di difese immunitarie, sono solo alcune delle spese a cui Giusy si trova a far fronte quotidianamente e che gravano su una situazione economica familiare di fatto molto provata: “Ho una figlia di 25 anni, il mio reddito è di circa 250 Euro mensili e ciò che percepisco come pensione di invalidità e accompagnamento mi basta solo a coprire le spese settimanali per i medicinali di fascia C, che sono tutti a mio carico – spiega – in questi mesi ho esaurito tutte le mie riserve economiche e non so davvero come potrò andare avanti così”.

La donna cerca il confronto con le istituzioni, da quelle locali al governo nazionale, per rivolgere il suo appello disperato: “Ho bisogno di aiuto, per poter vivere un’esistenza dignitosa. Attualmente, vivo in una casa in cui l’energia elettrica è stata depotenziata poiché non riesco a far fronte al pagamento delle bollette. Allora mi chiedo: perché non posso almeno aver diritto ai farmaci e alle visite mediche gratuite?”. La signora riferisce di aver più volte interpellato la Regione e lo stesso presidente Michele Emiliano in merito alla sua condizione e di essere stata indirizzata al Comune di Mola di Bari o alla sua Asl di appartenenza, a Rutigliano. “Ho provato a rivolgermi al mio Comune ma, ad oggi, nulla si è sbloccato. In tanti mi hanno chiesto di attendere, promettendomi un aiuto, ma io, ora, non ho più tempo”, spiega la donna, chiedendo di poter usufruire gratuitamente di visite odontoiatriche e oculistiche presso il Policlinico di Bari e di poter essere esentata dal pagamento anche dei farmaci di fascia C. “Se non sarò ascoltata proverò a parlare direttamente con il ministro della Salute – conclude, disperata – sono pronta ad andare anche a Roma per far sentire la mia voce, che è quella di tanti italiani che si trovano nelle mie stesse condizioni e che meritano di poter vivere il resto della propria vita con la dignità che spetta a ciascun essere umano”.


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