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Un presunto caso di mala sanità è stato segnalato nella giornata di ieri, 9 ottobre, al pronto soccorso dell’ospedale Di Venere a Bari. A segnalarlo un parente preoccupato e indignato, residente in Lombardia, che ha seguito a distanza l’odissea per il ricovero della nonna 95enne accompagnata dalla mamma 60enne.

Secondo quanto riportato sulla pagina social del governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, per poter ricoverare la 95enne disidratata con disturbi intestinali da 3 giorni sono state necessarie 15 ore di attesa, con l’accompagnatore costretto a rimanere all’esterno – in base a quanto previsto per l’emergenza sanitaria Covid – e al freddo dalle 12 alle 3 di notte.

“Scrivo per denunciare un fatto a mio avviso gravissimo – scrive la parente esasperata sulla bacheca di Emiliano -, rispetto alla sanità e nello specifico al pronto soccorso dell’ospedale Di Venere. Ieri intorno alle 12 una ambulanza ha portato mia nonna 95enne al pronto soccorso del suddetto ospedale. Mia mamma, 60enne ipertesa, ha seguito l ambulanza e ha atteso fuori dalla struttura che le comunicassero il da farsi”.

“Sono trascorse così le prime ore, le prime 6 ore. Le hanno detto che erano in attesa dei risultati di tampone e tac, quando ha chiesto per l ennesima volta notizie a chi, sgarbatamente, diceva di non averne. Alle 21, dopo 9 ore, mia mamma, che non ha mangiato né bevuto per non allontanarsi convinta di essere chiamata da un momento all’altro, ha chiesto notizie e, dopo essersi sentita dire ancora che non ve ne erano, ha chiesto se a quel punto potesse andare via. Le è stato risposto “sarebbe una sua scelta”, lasciando intendere quanto ovvio. Ed effettivamente alle 23 è stata chiamata per autorizzare una tac, sempre la tac dei cui risultati avevano detto di essere in attesa intorno alle 18”.

“Scrivo questo post all una e mezza passata, e in questo momento mia madre è ancora da sola, in attesa, fuori dal pronto soccorso dell’ospedale. Non mangia da questa mattina. Non ha potuto prendere la pillola per la pressione che prende la sera. A mezzanotte la guardia giurata ha dovuto accompagnarla a spostare l auto perché doveva chiudere il parcheggio. È l una e mezza di notte e mia madre attende all’esterno da oltre 13 ore mentre mia nonna, dimenticata in qualche corridoio per ore, pare abbia dovuto urlare a lungo dopo avere chiesto infinte volte assistenza a causa del bruciore dato dalle feci restatele addosso ore e ore (e motivo della richiesta di intervento)”.

“Mi chiedo se è questa la sanità pronta a reggere l’impatto del Covid. Mi chiedo perché nessuno supervisioni chi ha lavorato oggi al pronto soccorso. Mi chiedo se una cosa del genere sia normale. Mi chiedo se l’Italia e il sud Italia cambieranno mai. E mi rispondo di no, perché se questo è ciò che un cittadino è costretto a vivere, non mi stupisco che una persona, diversa da mia madre che semplicemente attende disperata, possa reagire irrompendo nella struttura, urlando e minacciando.

E se se lo sta chiedendo, non sono con lei perché abito in Lombardia. Mi auguro che Lei possa interessarsi alla questione e fare in modo che mai più accada una cosa del genere”.

“Aggiornamento: alle 2 di notte, mia mamma, disperata, ha comunicato di aver proprio bisogno di andare via. Le hanno risposto che non può, perché forse ricoverano mia nonna e il medico ha bisogno di parlare con lei. Ci vorrà un’altra oretta. Sono scandalizzata e disgustata. La prego di prendere provvedimenti quanto prima. Ore 3:30, mia madre è finalmente a casa, dopo 15 ore e mezza al freddo, dopo aver ricevuto ennesime risposte piccate anziché scuse o parole di conforto, e senza aver potuto prendere la sua pillola. Per poter ricoverare una nonna disidratata con la diarrea da 3 giorni. Se questo post resta inascoltato e mia madre becca anche solo un raffreddore, procedo per vie legali”.


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