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Se a livello nazionale la popolazione residente si è ridotta di quasi 189 mila unità, gli iscritti all’AIRE sono aumentati nell’ultimo anno del 3,7% che diventa il 7,3% nell’ultimo triennio.Tutti i contesti regionali con due sole eccezioni (nel 2019 erano quattro) – la Lombardia e l’Emilia-Romagna – perdono abitanti mentre gli iscritti all’AIRE crescono in tutte le regioni. A spopolarsi è soprattutto il Sud – Sicilia (-35.409), Campania (-29.685) e Puglia (-22.727) mentre gli iscritti all’AIRE crescono soprattutto nel Nord Italia.

La presenza italiana nel mondo è soprattutto meridionale (2,6 milioni, 48,1%) di cui il 16,6% (poco più di 908 mila) delle Isole; quasi 2 milioni (36,2%) sono originari del Nord Italia e quasi 861 mila (15,7%) del Centro. Scendendo al dettaglio provinciale, il primo territorio che si contraddistingue, con 371.379 iscritti, è quello di Roma e, a seguire, due province «minori» – Cosenza (178.121) e Agrigento (157.709) – rispetto ai successivi luoghi che comprendono nuovamente le metropoli più grandi e, allo stesso tempo, i capoluoghi di regione come Milano (149 mila), Napoli (quasi 146 mila), Salerno (144 mila) e Torino (quasi 132 mila).

Il dettaglio comunale, invece, riporta nelle prime posizioni per numero di iscritti all’AIRE, solo le città italiane più grandi, tutte capoluoghi di regione: nell’ordine, Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova e Palermo. Dal confronto tra gli iscritti all’AIRE e la popolazione residente emergono, ad esclusione di Roma (11,7%), incidenze al di sotto dell’8%. Tuttavia, proseguendo nella graduatoria, è interessante notare la presenza di città molto più piccole – la cui popolazione residente è al di sotto delle 40 mila unità – e quindi con incidenze molto più elevate: Licata (12° posto, incidenza 47,1%), Palma di Montechiaro (20°, 53,1%) e Favara (24°, 33,0%). A un occhio attento non sfugge che si tratta di territori meridionali, siciliani, agrigentini. ANSA


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