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“All’inizio di questa esperienza di governo nel 2019, prefigurai un chiaro progetto politico per il Paese. Precisai che il programma non poteva risolversi in una mera elencazione di proposte eterogenee o una sterile sommatoria delle posizioni delle forze di maggioranza”. A parlare, questa mattina è Giuseppe Conte, recatosi in Aula della Camera per le attese comunicazioni sulla situazione politica determinata dalle dimissioni dei ministri di Italia Viva. 

“Sin dall’inizio mi sono adoperato perché si delineasse la prospettiva di un disegno riformatore, ampio e coraggioso – ha proseguito il premier –  per configurare una nuova stagione riformatrice basata sulla “sostenibilità, sulla coesione sociale e territoriale, sul pieno sviluppo della persona umana”. Conte ha confermato davanti ai parlamentari italiani che, questa visione, esiste ancora oggi ancora oggi.

“In questi mesi drammatici – è andato avanti Conte in aula, riferendosi alla pandemia da Covid19 – questa maggioranza ha dimostrato grande responsabilità, raggiungendo convergenza di vedute, risolutezza di azione anche nei momenti più difficili. Agli inizi del 2020 il progetto del governo si è dovuto misurare con la pandemia che ha sconvolto in profondità la società e la dinamica stessa delle nostre relazioni. Affontiamo una sfida di portata epocale – ha detto ancora il presidente del Consiglio – si vivono paure primordiali, più spesso conosciute da generazioni del passato. Torniamo a sentirci profondamente fragili, alcune certezze radicate sono state poste in discussione. Ci siamo misurati quotidianamente come mai in passato con scienza e tecniche, con la difficoltà a fornire risposte efficaci e rapide”. 

Ciascuno, secondo quanto riferito da Giuseppe Conte, è in grado di esprimere la propria valutazione sulle scelte operate dal suo governo, ma come lui stesso sottolinea, la sua maggioranza ha agito “con massimo scrupolo e attenzione per i delicati bilanciamenti anche costituzionali. Se io oggi posso parlare a nome di tutto il governo a testa alta non è per l’arroganza di chi ritiene di non aver commesso errori ma è per la consapevolezza di chi ha operato con tutte le energie fisiche e psichiche per la comunità nazionale”. Il premier ha annunciato in aula che, a partire dal prossimo luglio, sarà introdotto “l’assegno unico mensile” per famiglie con figli sotto i 21 anni. Si tratta di un intervento che, secondo le sue stesse parole, si colloca in una cornice di interventi volti ad alleggerire il peso fiscale sulle famiglie”.

Uno dei tanti risultati che sono stati elencati alla Camera da Giuseppe Conte e che “non avremmo potuto realizzare tutto questo se non ci fossero state condivisione, collaborazione, responsabilità, in ciascuna forza politica. E’ stato fondamentale – ha detto, inoltre – anche il senso di responsabilità delle forze opposizione che, pur nella dialettica della politica, hanno contribuito ad affrontare dei passaggi critici. Bisogna darne atto. Avete avanzato anche proposte concrete, qualificanti, alcune delle quali sono state accolte dalle forze di maggioranza. Proprio nei momenti più critici del Paese dobbiamo trovare le ragioni più nobili e alte della politica, come servizio per i bisogni della comunità nazionale e non come logica di potere. Alla società che sta uscendo con difficoltà dalla pandemia non possiamo offrire risposte mediocri. Il governo deve essere all’altezza di questo compito”.

Riferendosi, poi, alle dimissioni dei ministri di Itala Viva dello scorso 13 gennaio, Conte ha affermato: “Si è aperta una crisi che deve trovare qui in questa sede il proprio chiarimento in trasparenza del confronto e linearità di azione che hanno caratterizzato il mio mandato. Le nostre energie dovrebbero essere tutte, sempre concentrate sulla crisi del Paese. Così, agli occhi dei cittadini, appaiono dissipate in contributi polemici, spesso sterili, del tutto incomprensibili. Rischiamo così tutti di perdere contatto con la realtà. C’era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase? – si è domandato retoricamente il premier, fornendo lui stesso la risposta – No”. Una crisi che, secondo le parole del presidente del Consiglio, ha provocato profondo sgomento nel paese e che rischia di produrre danni notevoli e non solo perché ha fatto salire lo spread ma ancor più perché ha attirato l’attenzione dei media internazionali e delle cancellerie straniere. “Diciamolo con franchezza – ha affermato il premier, riferendosi alla rottura delle forze alleate – non si può cancellare quello che è accaduto. Nonostante ci sia stato un chiaro contributo al miglioramento della bozza originaria del Recovery plan – ha proseguito – c’è stata un’astensione motivata principalmente per il fatto che la bozza non contempla le risorse del Mes, che però nulla ha a che vedere con il Recovery fund. Il Recovery Plan italiano sarà un piano largamente condiviso, uno sforzo collettivo di cui andare fieri”, ha concluso il premier, ricordando come l’Italia meriti adesso un governo coeso.

 


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