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Covid in Puglia, i ristoratori contro Emiliano: “Passaggio a zona gialla possibile già prima”

Pubblicato da: redazione | Lun, 8 Febbraio 2021 - 10:32
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“Abbiamo appreso dagli organi di stampa che la Regione Puglia solo venerdì scorso ha comunicato l’attivazione di ulteriori posti letto di terapia intensiva pur avendone già a disposizione”. A parlare, tramite una nota ufficiale, sono i referenti dell’associazione Passione Horeca, referenti della categoria della ristorazione e del mondo dell’ospitalità in Puglia, che precisano di aver appreso la notizia tramite le parole del direttore del dipartimento Salute della Regione Puglia, Vito Montanaro, che aveva spiegato, negli scorsi giorni, che la Regione non aveva ritenuto attivarli prima perché ritenuti sufficienti quelli già esistenti.  

“È a conoscenza di tutti che il parametro che non ci ha consentito di passare in fascia gialla è proprio la percentuale di posti di terapia intensiva occupati rispetto al numero totale disponibile – proseguono i ristoratori pugliesi – ne deriva che il passaggio in fascia gialla sarebbe stato possibile già prima. Bastava attivare prima quei posti letto di cui il sistema sanitario regionale aveva disponibilità, comunicandolo al Comitato tecnico scientifico che ogni settimana assegna le fasce valutando i dati regionali”.

Si tratta, secondo la categoria, di una decisione inspiegabile, dal momento che molti settori nevralgici dell’economia pugliese sono al collasso per il protrarsi delle restrizioni. “Abbiamo denunciato da tempo l’atteggiamento persecutorio del governo nazionale nei confronti delle nostre attività – spiegano i referenti dell’associazione Passione Horeca – Una caccia all’untore che ci ha costretti a tenere le serrande abbassate per quasi sei mesi negli ultimi undici. A questo si aggiunge la superficialità e la scarsa considerazione da parte del governo regionale dei drammatici effetti economici e sociali delle decisioni assunte. 

I ristoratori chiedono, dunque, ufficialmente alla Regione di fare luce sull’accaduto: “Chiediamo spiegazioni – scrivono – A partire da quando si è scelto di non comunicare al Cts quei dati che ci avrebbero consentito la riapertura a pranzo. Non siamo più disposti a tollerare scelte che gravano pesantemente sul futuro della nostra categoria e della sua lunghissima filiera. Il governatore – concludono – in un recente passato ci ha anche garantito l’istituzione di un tavolo di confronto per garantire condivisione di scelte e programmazione per il nostro settore”.

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