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“Un paio di giorni fa mani ignote ma esperte hanno forzato l’ingresso della cappella cimiteriale in cui riposano i due fratellini ed hanno scardinato le lastre di vetro che ricoprono le tombe”. A parlare, in un intenso post pubblicato sulla sua pagina Facebook, è Alesio Valente, sindaco di Gravina in Puglia, dove nel 2007 i due fratellini Francesco e Salvatore Pappalardi, di 13 e 11 anni, sono stati ritrovati senza vita nella cisterna di una struttura abbandonata, a circa venti mesi dalla loro scomparsa.

“Ciccio e Tore. La loro tragica storia non basta a saziare la fame di dolore degli sciacalli”, scrive il primo cittadino, spiegando che, a raccontargli l’accaduto, con voce rotta, è stato proprio il padre dei due ragazzini, Filippo Pappalardi, fiducioso che le istituzioni, le forze dell’ordine e la magistratura, possano aiutare a far luce su quanto accaduto.

“Ho ascoltato con attenzione e con commozione le parole di Filippo ed ho voluto esprimergli tutta la mia vicinanza – ha proseguito il sindaco Valente – Una profanazione grave, che suscita sdegno e apre la via ad un interrogativo inquietante: perché? Un gesto del genere, che è come sale su una ferita mai rimarginata, è un’offesa non solo ad una famiglia che piange i suoi bambini, ma ad una città intera, che forse con quella triste vicenda non ha ancora fatto del tutto i conti. Ed è forse ora di fermarsi a riflettere, nel nome della verità”, ha concluso il primo cittadino.


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