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“Non sappiamo più a chi rivolgerci, andiamo avanti a stento”. Parole che non celano rabbia e preoccupazione, raccontate da Francesco Zonno, istruttore e gestore di una palestra nel barese, per sottolineare la condizione in cui, dopo un anno esatto di emergenza sanitaria, versa il settore sportivo.  Ma andiamo per gradi: l’anno scorso, a inizio febbraio, istruttori e gestori ricevono le linee guida con le misure a cui si devono attenere per restare aperti. Pochi giorni dopo, esattamente il 9 marzo, l’Italia entra in lockdown.

Da quel momento tutto il settore sportivo è in pausa fino a quando, a giugno, non arriva di nuovo l’ok per poter riaprire. Un periodo solitamente non redditizio per i gestori e per chi si occupa di sport che, nonostante questa consapevolezza, si adeguano alle nuove linee guida e investono economicamente per mettere a norma gli spazi e tornare a lavorare. A settembre 2020 si intravede di nuovo una speranza: tornano le iscrizioni, sebbene ridotte rispetto agli anni passati. Ecco però che, con l’ombra della seconda ondata, ad ottobre le palestre, così come tutte le associazioni dilettantistiche, sono di nuovo costrette a fermarsi. Oggi, ad un anno esatto dalla prima chiusura, il settore è ancora piegato da una crisi dalla quale, spiega Zonno “non tutti riusciranno a uscire”.

“Non abbiamo ristori da dicembre, riusciamo a sopravvivere grazie ai corsi personal che facciamo all’aperto – ha sottolineato Zonno – intanto è un anno che la palestra accumula debiti, abbiamo mutui, affitti, leasing degli attrezzi. Non posso pagare neanche più il mutuo di casa, ho dovuto bloccarlo. Sono arrabbiato, ci lamentiamo tutti, ma in pochi dalla Puglia si sono presentati alla manifestazione organizzata a Roma il 9 marzo”. Dal tacco d’Italia, specifica l’istruttore, erano soltanto in cinque.

Alle sue parole fanno eco quelle di Vito Ranieri, istruttore secondo il quale “Dopo un anno sono stati fatti solo passi indietro”. Ranieri, così come molti altri, continua a lavorare effettuando corsi all’aperto in qualità di personal trainer, ma non basta. “Sono briciole – ha sottolineato – la nostra situazione è paradossale, economicamente disastrosa. Non possiamo andare avanti così. L’unico modo è ingegnarsi per non ricordare che ci viene vietato di lavorare, manco fossimo criminali. E’ emotivamente dura, abbiamo faticato tanto per ottenere certificati, migliorare e investire nel nostro settore. Tutto è vanificato da questo momento in cui, con il cambio di governo, non abbiamo neanche più un ministero a noi dedicato”.  Ma il problema non riguarda soltanto l’ingente perdita economica che il settore sta subendo. A sottolinearlo è Francesco Dagostino, un altro istruttore e gestore di palestra che con la sua associazione si occupa in particolare di arti marziali.

“Bambini, ragazzi e adulti stanno soffrendo moltissimo l’assenza dello sport – ha sottolineato – hanno negato ai cittadini, ma soprattutto ai più piccoli, che non hanno più neanche la socialità, la possibilità di stare bene. Perché lo sport è salute, la salute è vita, qui in Italia purtroppo non danno il giusto peso a questo fattore così importante, persino l’educazione fisica nelle scuole non è al pari di quella che si fa in altri paesi. Sono costantemente in contatto con altre realtà internazionali come America e Giappone, lì proseguono le attività. Qui siamo fermi, come è possibile che in un anno non sia cambiato niente? Adesso sta durando troppo. Per fortuna noi sportivi abbiamo trovato la forza di non fermarci, con soluzioni alternative. Non voglio pensare a soluzioni drastiche, sono arrabbiato, ma voglio andare avanti” – ha concluso sottolineando che la situazione diventa sempre più difficile.

Qualche giorno fa l’emendamento che prevedeva l’apertura delle palestre è stato nuovamente bocciato. Nelle stesse condizioni riversano anche molte associazioni dilettantistiche che praticano altri sport, come ad esempio pallavolo e basket. Di fatto, in Italia, lo sport è fermo da un anno, con tutte le inevitabili conseguenze che questo prolungamento della chiusura ha, sia in termini di salute, sia in termini di cittadini, cittadine, ma anche associazioni, sul lastrico costretti, in molti casi, a dover cessare per sempre un’attività per la quale, sottolineano i lavoratori del settore “i diritti non erano garantiti già da prima”. Un piccolo spiraglio di speranza, dopo la caduta del Governo Conte e l’assenza di conferma del Ministero dello Sport (presente per la prima volta in Italia con il Ministro Vincenzo Spadafora), è la delega allo sport, in qualità di sottosegretario, conferita all’ex campionessa di scherma Valentina Vezzali.


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