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“Hanno abbandonato un cane dopo il trasloco, non cammina”. E’ così che inizia la seconda vita di Heart, un pastore tedesco che, esattamente nel gennaio del 2020, veniva abbandonato dai propri padroni a Bitonto, in provincia di Bari. Da quel momento prende il via una corsa contro il tempo che ha un unico obiettivo: salvare Heart. A condurla l’associazione bitontina “Qua la zampa” che ha raccontato la sua storia sui social sottolineando sin da subito le condizioni critiche del cane.

Heart, così lo hanno chiamato i volontari, sin dai primi giorni in cui è stato ritrovato non camminava, si trascinava e, inoltre, era stato lasciato senza cibo. Ma non solo, dopo le prime visite a cura dei volontari, effettuate anche grazie alla collaborazione con l’associazione Cuore rescue Husky, si è scoperto che oltre a soffrire di una mielopatia degenerativa (che gli ha di fatto paralizzato le zampe posteriori) soffriva di un’otite cronica non curata e di un’infiammazione alla colonna vertebrale. Si trattava di patologie già presenti e mai curate. Con il tempo, nonostante l’amore e le cure che Heart ha ricevuto nell’arco di questi 365 giorni, le sue condizioni sono peggiorate. Domenica scorsa, il 14 marzo, la ragazza che se ne stava prendendo cura, Gianna Serena Manfredi, in seguito ad un’ennesima visita al veterinario, ha capito che per Heart non c’era più nulla da fare.

Così, i volontari, con non poco rammarico, hanno dovuto lasciarlo andare, per farlo però hanno scelto di portarlo sul mare, per “respirare libertà” prima della sua morte, “e fargli dimenticare il dolore dell’abbandono” provato nei suoi anni di vita. E’ proprio così che Heart, sul lungomare di Palese, ha salutato per sempre, tra lacrime e sofferenze, la vita e i volontari che per un anno, dopo molti altri di sofferenze, si sono presi cura di lui. “E noi al mare ci siamo andati, è stato bellissimo il vento accarezzava le mie orecchie, le onde battevano contro le rocce, il suono del mare nel silenzio dell’ancora inverno – scrivono sulla pagina Qua la zampa Bitonto i volontari raccontando con gli occhi di Heart i suoi ultimi momenti di vita. Era un vero relax mi sono quasi addormentato dimenticando tutto il dolore dell’abbandono di chi mi ha amato poco, il dolore delle piaghe che iniziano a farsi sentire, il dolore di non poter correre insieme a quel cucciolo che rincorreva la sua pietra. Non ho potuto toccare l’acqua ma ci anno pensato loro, gli umani a portarne un po’ da me mi hanno bagnato il muso, era fresca e profumata di libertà”.

“Non abbiate paura di adottare un cane paralizzato, di offrigli stallo – ha scritto infine Manfredi, volontaria dell’associazione – basta poco, solo qualche minuto in più la mattina, il pomeriggio o la sera. Se vi aspettavate un “è stato difficile, tanto impegnativo, faticosa, solo per avere la lode, avete sbagliato. E’ stata l’esperienza più bella della mia vita, i giorni passati con lui sono stati i migliori”.


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