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Surfisti che passeggiano sul lungomare con la tavola al proprio fianco. Una scena sempre più usuale sulla costa di Bari dove anno dopo anno continua a crescere il legame tra i cittadini e il proprio mare. Da nord a sud, da San Girolamo alla spiaggia pubblica di Pane e pomodoro fino a Torre Quetta, le principali associazioni – Cat Surf, Big Air e Bigeye – hanno avvicinato anche in inverno più di mille appassionati. Un numero poi destinato a salire vertiginosamente durante l’estate, soprattutto nel weekend e con il ritorno progressivo del turismo.

Il capoluogo pugliese ha così cambiato il proprio volto, avvicinandosi ai modelli di riferimento internazionali come Palm Beach, la celebre cittadina della Florida dove a pochi metri dai grattaceli si può assistere al panorama dello skyline direttamente dalla tavola da surf. Il “sup” è sport individuale o collettivo idoneo a grandi e piccoli: bisogna restare in piedi su una tavola da surf e pagaiare dolcemente sul mare calmo. Quando ci sono condizioni più estreme invece c’è il kite surf, letteralmente il surf con un “aquilone” che sfrutta la potenza del vento. Una pratica però indicata soprattutto ai più esperti al pari del windsurf.

Resta però il tasto dolente “ambientale”. Infatti le acque antistanti vengono spesso intaccate dall’annoso problema dello scarico in mare della fogna in caso di forti precipitazioni, o col sovraccarico del depuratore Est. Dalla rete fognaria della condotta Matteotti, poco distante dalla spiaggia di Pane e pomodoro, al punto di sversamento vicino a lido il Trullo. Un’onta per l’immagine offerta ai turisti stranieri, anche se l’Arpa Puglia pochi giorni fa ha valutato eccellente la qualità delle acque lungo l’intero litorale.


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