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La ludopatia si combatte a scuola: nel Barese un progetto contro il gioco d’azzardo

Pubblicato da: redazione | Gio, 27 Maggio 2021 - 09:00
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Il gioco d’azzardo, i suoi rischi e come contrastarlo. I ragazzi dell’Istituto comprensivo Alpi-Montale di Rutigliano, hanno avuto il merito, in questi mesi in cui si combatteva contro il Covid, di non dimenticare una battaglia sociale: quella contro il gioco d’azzardo. E lo hanno fatto portando avanti un progetto ambizioso: “Rutigliano dice no al gioco d’azzardo”.

Un percorso fortemente voluto dall’amministrazione comunale e promossa dall’assessorato alle Politiche Sociali, per includere i ragazzi nella redazione del “Regolamento Comunale per il contrasto delle ludopatie”.

“È stato un percorso di quindici incontri, tutti rigorosamente a distanza – spiega Attilio Simeone, delegato della Consulta Nazionale Antiusura e coordinatore del progetto. I ragazzi sono stati coinvolti in incontri con personalità di rilievo che ogni giorno lavorano contro un fenomeno che continua a buttare nella disperazione famiglie intere e a distruggere la vita di tutti colori i quali ne siano coinvolti”.

I numeri continuano a essere molto preoccupanti: si registra un aumento del 3,5% del volume di denaro giocato in Italia nel 2019, con un valore di 110,54 miliardi di euro. Dietro questi numeri si nascondono tantissimi giocatori occasionali (o semplici appassionati) ma anche un volume sempre più̀ consistente di casi patologici. Le persone affette da ludopatia solitamente stabiliscono con il gioco un rapporto esclusivo e altamente coinvolgente. E sono soprattutto i più giovani le vittime a cadere in questa trappola: il 20 per cento di loro scambia questo vizio che diventa dipendenza, per una possibile “professione”.

I ragazzi della scuola di Rutigliano presenteranno il regolamento da loro redatto al consiglio comunale. “Sono certo che sarà promosso a unanimità”, commenta ancora Simeone. “Intanto abbiamo un’unica arma da utilizzare: quella di coinvolgerli e di formarli contro un fenomeno le cui dimensioni non sono sempre valutate con adeguata attenzione dalle istituzioni. Ecco perché – conclude – lavorare sui giovani diventa un passaggio importante per sensibilizzare la società civile”.

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