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“La figura dell’usuraio di quartiere si è cristallizzata definitivamente nella vita delle persone”. A lanciare l’allarme in Puglia è Attilio Simeone, legale della Fondazione antiusura San Nicola e Santi Medici e della Consulta nazionale antiusura. Dalle attività chiuse a causa del lockdown, fino ad arrivare ai ristori negati. Dagli stipendi dimezzati a causa della cassa integrazione, all’incertezza del futuro. Sono solo alcune delle problematiche che hanno portato in molti a scegliere “la via più facile” per coprire i debiti o per sopravvivere e poter portare il pane in tavola. In questi contesti compare la figura dell’usuraio che, ciclicamente, nei momenti in cui l’economia è bloccata, si organizza offrendo il proprio supporto dove c’è più bisogno dando con maggiore facilità ai commercianti e agli imprenditori quell’accesso al credito che, a causa degli iter burocratici e farraginosi, non sempre viene concesso dalle banche.

Con il Covid, la situazione economica già grave, è diventata drammatica – “La situazione era già difficile prima della pandemia – ha spiegato Simeone. Venivamo da una crisi generata dal 2008 aggravatasi poi nel 2011. Con la pandemia la situazione è ulteriormente precipitata diventando drammatica: da decenni non assistevamo a cittadini disperati che vanno in questura o in prefettura a protestare perché impossibilitati a sfamare la propria famiglia”. Secondo il legale, inoltre, nel corso di questo anno pandemico, sono stati commessi alcuni errori che hanno posto le condizioni affinché i cittadini finissero nelle trame della criminalità: “Lo Stato non avrebbe dovuto agire sul sistema delle garanzie, ma su tutte quelle situazioni urgenti e contingenti. Basti pensare ai locali commerciali che non hanno prodotto spazzatura, ma hanno comunque continuato a pagare le tasse. Lo strumento delle garanzie è ottimo, ma lo è solo se rivolto a chi ha reddito. Si riconoscono le garanzie a chi ha già la possibilità di accedere al rimborso, quelli che non hanno questa opportunità restano fuori. Era necessario, invece,  agire sui soggetti realmente bisognosi”.

Due cittadini al giorno a forte rischio usura – Nel corso di questo anno pandemico, stando ai dati raccolti dalla fondazione, in Puglia, c’è stata una media di un paio di casi al giorno di cittadini che hanno lamentato un forte rischio di usura. Di fatto, secondo Simeone, almeno 4 o 5 attività su 10 hanno avuto problemi molto seri. Al momento però non ci sono denunce effettive. Fattore che, secondo l’avvocato, sebbene non faccia emergere in termini numerici il fenomeno, ne narra i retroscena. “Quando il sistema ti respinge, quando vedi che i tempi sono lunghi, hai l’obbligo di trovare risposte veloci e concrete – ha spiegato ancora. L’usura  e l’usuraio sono fenomeni sociali prima che criminali, anzi, socio economici, e oggi sono difficilmente denunciabili. In molti casi, l’utilizzo errato degli strumenti non ha fatto altro che alimentare questo tipo di sistema. Le persone che hanno scelto questa soluzione, in un momento così delicato, difficilmente si rivolgeranno alle banche o denunceranno, perché sanno che senza quelle figure nessuno avrebbe fatto loro credito. Sembrerà una differenza banale, ma non lo è: la banca ti registra con un codice, l’usuraio con nome e cognome. E’ un interlocutore che conosce tutto di chi si approccia al sistema, mentre la banca conosce solo redditi e patrimonio, e non è tutto nella vita”.

L’usura serve alla criminalità per riciclare denaro – Così, a piccoli passi, il sistema criminale allunga i suoi tentacoli penetrando nelle attività che continuano a risultare “pulite”. Ma solo apparentemente. In realtà, imprenditori e commercianti diventano  prestanome, mentre si innescano dinamiche che portano al fallimento delle imprese, soprattutto quelle artigiane. “L’usura serve alla criminalità per rimettere in circolo denari di provenienza illecita – evidenzia Simeone – lo scenario attuale è drammatico e i soggetti in difficoltà sono quasi spinti tra le braccia di questo sistema. Chiunque dica che le denunce stanno aumentando racconta una fesseria: l’usura c’è, ma è ben radicata e ha fiuto per le situazioni in cui c’è molta necessità. Non è un fenomeno che sparisce con una denuncia, bisogna ricercarne le cause sociali ed economiche. Non usciremo da questa situazione con il decreto sostegni, ma con una forte azione politica verso la società. Bisogna indagare sulle cause che determinano questi fenomeni. Le dinamiche attuali hanno portato i cittadini a dover fare affidamento su queste figure, ma ci vorranno mesi, forse anni, per uscire da questa crisi. La situazione potrebbe peggiorare” – ha specificato.

Essere e fare comunità per accendere un faro sull’usura – “Ho visto tanti sguardi persi nel vuoto nel corso di questi mesi – ha raccontato ancora – bisogna evitare di rimanere nella solitudine. L’individualismo non permette di conoscere quello che accade intorno a noi. Bisogna essere e fare comunità: lì dove le reti di collegamento umane sono attive non ci sono questi problemi. Il concetto di comunità di un popolo è essenziale, ancor di più lo è in un quartiere. E’ lì che questi fenomeni si stratificano. Quando accendi una luce nel buio però la gente vede, se a questo si aggiunge una revisione del sistema bancario, siamo a metà del percorso. Quella dell’usura è una realtà che va contrastata a livello politico. La deformazione ci porta a dire che la registriamo solo quando c’è denuncia penale, ma non è quello l’avamposto che ci deve interessare: deve essere sociale, politico e istituzionale” – ha concluso.

(in foto un’immagine di una operazione della Finanza)


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