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“Con la riapertura stanno tornando i morti sulla strada e durante il lockdown non si è fatto nulla per evitare che questo accadesse. Ho visto troppi corpi dilaniati tra le lamiere, non ne posso più”. A lanciare l’allarme è Tonio Coladonato, presidente dell’associazione Vivi la Strada, fortemente preoccupato per le cronache locali e regionali che, ormai ogni giorno, narrano di uno scenario in cui “si fa sempre più necessaria una campagna di sensibilizzazione per la cultura alla vita”.

Dalle strade dissestate e piene di buche alle segnaletiche “poco chiare” o, in alcuni casi, addirittura assenti, sino ad arrivare alla poca prudenza e all’abitudine, sempre più condivisa, di viaggiare con il telefono in mano bypassando le norme utili per la sicurezza stradale. Sono solo alcune delle problematiche elencate da Coladonato che si aggiungono al fatto che in questi mesi di chiusura “non è stato fatto molto per mettere in sicurezza le strade facendo inoltre campagne di sensibilizzazione”.  Solo nell’ultima settimana a Bari hanno perso la vita due persone, prima una 37enne, poi un 18enne. Alto anche il numero dei feriti. Esattamente così come accaduto l’anno scorso, con il ritorno dei cittadini sulle strade, sono tornati a salire gli incidenti stradali.

“Se si pensa alle vittime sulla strada la riapertura non è una cosa così tanto positiva – ha raccontato il volontario – fin quando c’era il lockdown, con la gente che restava a casa, il coprifuoco e i locali chiusi, il numero degli incidenti e morti era diminuito. Nell’ultimo anno ci si è concentrati troppo sulla pandemia, poco sugli incidenti stradali, se ne è parlato davvero poco. Si continua a fare campagna di sensibilizzazione solo una volta che c’è scappato il morto, ma non dovrebbe essere così” – ha specificato sottolineando poi il fatto che molto spesso, i fondi destinati alla sicurezza stradale, spesso non vengono utilizzati realmente per questo scopo. Coladonato, in particolare, fa riferimento ai fondi che vengono raccolti ogni anno tramite la legge 208.

“Le strade rotte, le buche, la segnaletica orizzontale e verticale, tutte queste azioni vengono effettuate tramite i fondi raccolti con quella legge, attraverso le multe ai cittadini – ha spiegato – ma non basta. Ci sono troppi fattori che vengono ancora sottovalutati, tra questi la rincorsa all’alcool da parte dei ragazzi, una delle cause tra le più diffuse degli incidenti stradali. Con la riapertura aumenteranno anche questi casi. Purtroppo non si fa abbastanza in termini di educazione, spesso gli stessi genitori se la prendono con le autorità che sequestrano la patente ai ragazzi sorpresi alla guida in stato di ebrezza. Non capiscono che quel poliziotto, quel carabiniere, gli sta salvando la vita? Purtroppo qui in Italia, in Puglia in particolare, le campagne avvengono per morte avvenuta, quando è del modo in cui continuare a vivere che dobbiamo parlare” – ha sottolineato raccontando quello che ha visto sul campo.

“Siamo tra i primi ad arrivare quando c’è un incidente – ha raccontato ancora – ho visto troppe persone prive di vita sulle strade, sento ancora le voci delle persone che gridano mentre sono incastrate. Quando vado da Bari a Putignano ci metto più di 40 minuti, gli amici non vogliono venire in macchina con me, non capiscono che nelle nostre mani abbiamo un’arma e sta a noi controllarla e metterla in strada in maniera sicura. Gli striscioni dopo non servono niente, bisogna pensarci prima. Ognuno deve sapere a cosa va incontro. Troppe volte i soldi vengono spesi male, non solo per le strade che sono abbandonate a sé stesse e diventano fonte di pericolo, ma anche perché le istituzioni non investono nelle campagne di sensibilizzazione. Dovrebbero andare a braccetto con le associazioni, ma spesso non succede” – ha sottolineato specificando che molto spesso si investe in corsi di guida sicura senza valutare però che la strada è una “corsa ad ostacoli, tra autisti e problemi tecnici sulle corsie”.

“Se c’è una strada da riparare – ha commentato ancora – non bisogna aspettare che ci sia il morto. C’è sempre da fare un mea culpa e non si fa mai abbastanza. I sindaci, le amministrazioni, ricevono continuamente segnalazioni. Perché agiscono solo a morte avvenuta? Chiediamo alle istituzioni di essere più vicine alle associazioni come noi, servono campagne fatte con il cuore, che parlino di vita, non di morte. Se lavorassimo insieme qualche vita in più probabilmente potrebbe essere salvata” – ha concluso.

 

(Foto di repertorio)


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