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Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Insieme a te non ci sto più”.  Casco d’Oro. Così viene soprannominata Caterina Caselli per il suo caschetto biondo irriverente.  Un’artista che si colloca nell’Italia degli anni ’60, i “Favolosi” anni Sessanta. Anni di boom economico, anni di eventi e cambiamenti politici e culturali che portano ad un rinnovamento di valori, aspirazioni e stile di vita delle nuove generazioni dell’epoca.  Sono anni in cui emerge una nuova figura femminile, meno formale, meno condizionata, più libera.

Proprio inseguendo quella libertà Caterina, nonostante la sua giovane età ha le idee molto chiare: vuole cantare e non sopporta l’idea di dover fare la magliaia come sua madre.  Dapprima scritturata dal Capriccio di Roma, successivamente si esibisce al Piper, trampolino di lancio anche per l’androgina Patty Pravo. Nel 1965 la grande possibilità: cantare a Sanremo con una canzone scartata da Celentano. Mentre lui si presenta con “Il ragazzo della via Gluck”, senza riscuotere, per lo meno inizialmente, quell’aspettato successo, l’esito della performance della Caselli è travolgente. Il suo brano si posiziona secondo in classifica. 

“Nessuno mi può giudicare”. Titolo della sua canzone e slogan senza compromessi. “Con molta incoscienza e non moltissima emozione: mi divertivo”. Fresca, frizzante, con un vestitino celeste, la giovane quasi ventenne si esibisce in uno dei più ambiti palchi della musica italiana, lanciando un messaggio forte, ancor più forte proprio perché cantato da una donna. Un ritmo incalzante, pienamente beat, l’espressione della rabbia giovanile, l’affermazione della propria individualità al dì là di convenzioni e giudizi della gente. Per la prima volta viene cantato un ribaltamento dei ruoli, non è l’uomo ma la donna a recidere le sorti di una relazione, a poter scegliere tra un partner e l’altro. 

Ma il successo di Caterina Caselli non si ferma, anzi raggiunge l’apice con capolavori fuori dal tempo, tanto da divenire classici della musica italiana, proprio come “Sono bugiarda” o “Insieme a te non ci sto più”.  Quest’ultima segna un cambio di rotta nel suo genere musicale di riferimento. Scritta da Paolo Conte e Vito Pallavicini, ha arrangiamenti e melodie più ampie e complesse. È proprio con il passare del tempo che acquista valore, che trova maggior riscontro nel pubblico, che guadagna nuovi estimatori. Il famoso regista Nanni Moretti, infatti, la utilizza in ben due dei suoi capolavori: la prima volta in “Bianca” nel 1984 e la seconda nel 2001 ne “La stanza del figlio”. 

Nel ’75 la scelta di ritirarsi dalle scene e di iniziare la carriera da talent scout e produttore discografico, e di entrare a far parte della Sugar Music. La scoperta di artisti come Elisa, Malika Ayane, i Negramaro e Andrea Bocelli è proprio frutto della sua sfida imprenditoriale, della sua volontà di lavorare sul talento degli altri per rivivere però in prima persona le stesse emozioni di quanto ad essere annunciato per presenziare sul palco era proprio il suo nome. 


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