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Nessuna guerra tra fisioterapisti e fisiatri, ma solo una richiesta di chiarimenti e di autonomia professionale. Dopo il nostro articolo sulla storia della signora Anna (che ha suscitato non poche polemiche, ndr), abbiamo cercato di intervistare i rappresentanti regionali e territoriali dei dottori in fisioterapia.

A smorzare i toni è Gabriele Milone, fisioterapista libero professionista attivo in Adi (assistenza domiciliare integrata) e in diverse strutture del Barese: “I fisiatri sono i nostri punti di riferimento, insieme ad ortopedici e neurologi. Non siamo assolutamente in guerra con loro”.

Allora perché questo malcontento? “Perché – risponde  Milone – siamo stati inseriti nel calderone delle figure non sanitarie. Il fisioterapista è un professionista della sanità, laureato, che ha seguito un tirocinio ospedaliero. Non possiamo essere paragonati a massaggiatori e osteopati, che non godono di autonomia sanitaria in quanto devono lavorare solo ed esclusivamente dietro prescrizione medica. Certo non siamo medici, ma anche noi fisioterapisti abbiamo un’autonomia professionale”.

Concorde il parere di Milone sul “lavorare in team”: “È chiaro – aggiunge – che l’approccio multidisciplinare (cioè la collaborazione tra più figure sanitarie che operano sul paziente) è il massimo che l’utente può ottenere. Non sostituiamo il medico, ma siamo una figura complementare: collaboriamo con lui per ottenere il miglior risultato possibile per il paziente”.

Ovvio che – come abbiamo detto nel precedente articolo – l’unico a cui spetta fare diagnosi e stabilire il piano terapeutico è il fisiatra: “Si, su questo non ci sono dubbi”, chiarisce Milone. Il fisioterapista deve attenersi a quella che è la prescrizione medica e, se non è d’accordo o se vede che il paziente non migliora, si deve confrontare con lo specialista e proporgli l’alternativa: “Non siamo meri esecutori – spiega il terapista -, anche noi abbiamo voce in capitolo e, se il fisiatra prescrive una cura generica (come purtroppo spesso accade), spetta al fisioterapista stabilire quali esercizi e quale tecnica mettere in pratica. Se il fisiatra, invece, consiglia una terapia precisa e dettagliata, noi seguiamo le sue indicazioni, sempre però confrontandoci con lui e con le esigenze del paziente. È in questo che siamo professionalmente autonomi”.

In un mondo ideale fisiatri e fisioterapisti collaborano gomito a gomito e insieme si prendono cura del paziente: “Questo non sempre accade, ma quando succede – ad esempio negli ambulatori come il Cir – il risultato è sicuramente il migliore possibile” dice Milone, che prosegue: “Purtroppo nella maggior parte dei casi il fisioterapista è solo, face to face con il paziente, e quindi deve essere lui, nella sua autonomia, a stabilire la posologia della terapia”.

Pace fatta tra fisioterapisti e fisiatri? “Ma non c’è mai stata guerra tra noi – ride il professionista -, anche perché se così fosse l’unico a subirne danno sarebbe il paziente. E questo non lo vuole nessuno. Abbiamo ruoli diversi e a volte capita che noi fisioterapisti entriamo in contatto con delle sfere del paziente (psiche, emozioni, paure) in cui il medico, nella singola visita, non potrebbe mai entrare. Ecco perché c’è bisogno di confronto e dialogo. Il fine ultimo è il bene del paziente”.


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