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Mohammed ha quarant’anni e viene dal Bangladesh, dove ha lasciato una moglie e tre figli ancora in età scolastica. In Italia è arrivato per cercare una vita migliore e aiutare, anche se a distanza, la propria famiglia: “Mi piace l’Italia – ci racconta un po’ in inglese e un po’ in italiano -, io amo l’Italia. L’Italia è bella, è buona!”

Incontriamo Mohammed ad una pompa di benzina dove, come tanti migranti, aiuta gli automobilisti a fare rifornimento quando il distributore è in modalità self. Ha regolare permesso di soggiorno ed è lui stesso a mostrarcelo, con una spontaneità disarmante. Mohammed ha tanta voglia di raccontare: vive in un appartamentino di Bari con altri 4/5 migranti, pagando un affitto di cento euro al mese. Gli chiediamo se lavora al distributore, cioè se viene pagato dal proprietario della pompa: “No no, io non lavoro qua, io aiuto. Il titolare sa che io sono qui quando lui non c’è”, si affretta a chiarire.

Ci racconta che divide la mansione con un altro ragazzo e che sta lì dalle 14 alle 16 e dalle 21 sino a mezzanotte, ma è molto attento a non confondere la parola “aiuto” con “lavoro”. Non riceve compenso, ma solo qualche spicciolo dagli automobilisti che chiedono una mano, sperando sempre nella bontà delle persone che incontra.

A Mohammed piace raccontarsi: “Sono in Italia da tre anni – ci dice -. Da qui prendo venti, trenta centesimi da chi vuole darmeli. Al giorno guadagno dai 2 ai 4 euro. Parlo e leggo molto bene inglese, un pochino italiano, ma anche arabo (sono musulmano e devo conoscere bene il Corano!) e indi. A Dubai ho fatto per 12 anni l’elettricista”. Ci racconta dei suoi figli, della scuola che frequentano, del bimbo più piccolo di due anni. Per vivere fa qualche altro lavoretto, come vendere capi d’abbigliamento ai mercati. Ci ripete ancora convinto: “I like Italia, I love Italia!”.

Mohammed non è l’unico. Ad un’altra pompa di benzina c’è  Famidul, 51enne anche lui proveniente dal Bangladesh: a differenza di Mohammed è riuscito a portare in Italia (non senza difficoltà) la moglie e due figli, ma non la mamma anziana. “Il titolare della pompa mi dà qualcosa se guadagna di più – ci confida in un italiano un po’ più fluido rispetto a Mohammed -; se non guadagna di più non mi dà niente e mi devo accontentare degli spiccioli che mi danno i clienti. Lui mi conosce e mi lascia una sedia, sa che lì ci sono io ad aspettare i clienti quando lui non c’è”.

Anche Famidul ci racconta la sua avventura: “Sono in Italia da 13 anni, anche se prima sono passato da India, Pakistan, Turchia e Siria. L’Italia è molto bella: è un Paese gentile, buono, rispettoso. L’Italia e gli italiani mi hanno aiutato quando non avevo da mangiare, negli altri paesi non succede così. La polizia italiana è buona, non dà tanto fastidio”.

Famidul alterna il “lavoro” alla pompa di benzina a quello di venditore ambulante, con regolare partita IVA: “Ogni tanto compro degli abiti dai cinesi, li metto in una busta e li rivendo”. Anche lui ha tutti i documenti in ordine e possiede un permesso di soggiorno ricevuto nei primi anni della sua permanenza in Italia, quando faceva da badante alle persone anziane e da domestico in casa. E quando gli chiediamo quanto guadagna, lui sorride e risponde che un giorno può guadagnare sino a venti euro, un giorno può guadagnare niente.


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